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A Medeazza l’incubo focolai: «Per la paura è impossibile dormire»

DUINO AURISINA. «Viviamo da giorni alle porte dell’inferno». È la frase che si sente ripetere in continuazione in queste ore quando si parla con i residenti di Medeazza, la piccola frazione del Comune di Duino Aurisina, appollaiata sul ciglione che divide la vallata slovena di Brestovizza dalle foci del Timavo e dal mare. Un gruppo di case di campagna, dove vive un centinaio di persone. Un centro abituato ai ritmi contadini che, da quando sono scoppiati gli incendi nella zona, sia sul versante italiano sia su quello sloveno, ha visto brutalmente squarciata la tranquillità che ne caratterizzava l’atmosfera.

«Siamo la frazione di Duino Aurisina di gran lunga più esposta al fuoco - dice Milos Cotar, uno dei più attivi fra i volontari nella lotta alle fiamme - e la situazione, nonostante gli immani sforzi di tutti, rimane pericolosa, perché tutto il fronte del fuoco è ancora attivo. Il che non significa che vediamo fiamme alte, ma ci sono tantissimi focolai sotto le sterpaglie e basta un soffio di vento un po’ più forte e il problema si ripropone. Il fatto è che non è mai stata fatta una sufficiente manutenzione dell’ambiente, così si è originato un fitto sottobosco, fatto di sterpaglie oggi molto secche, che possono riprendere vigore da un momento all’altro».

Incendio sul Carso, reportage da Medeazza: "Viviamo alle porte dell'inferno"foto da Quotidiani localiQuotidiani locali

«Siamo andati nel vicino bosco di Jamiano – spiega Riccardo Benes – e abbiamo trovato una completa devastazione. Abbiamo aiutato i vigili del fuoco e gli uomini della protezione civile bagnando i terreni, per quanto possibile, soprattutto per evitare che le fiamme si avvicinino alle case». «Sono giorni che non dormiamo - racconta Kristian Pernarcich - perché durante la notte temiamo che i focolai riprendano ad animarsi, cosa possibile perché il terreno è bollente e basta poco per scatenare un nuovo incendio. Abbiamo provveduto a tagliare alberi e arbusti per limitare l’eventuale espandersi del fuoco, ma l’apprensione è costante. Se di notte si guarda fuori dalla finestra – continua – si vede una situazione da incubo, con fiamme qua e là e si avverte un fortissimo odore».

Altro tema, del tutto inedito, è quello delle bombe risalenti alla seconda guerra mondiale e lasciate sul terreno: «Abbiamo visto all’opera gli artificieri sloveni, che le cercano e le fanno brillare – riprende Kristian - prima che le fiamme possano raggiungerle».

In comunità come Medeazza nel momento del bisogno ci si aiuta. «C’è una commovente solidarietà fra tutti noi compaesani - racconta un altro residente -. Tutti si danno da fare, ciascuno in base alle proprie possibilità. Almeno una cinquantina di noi ha imbracciato gli attrezzi per disboscare il più possibile i terreni attorno al paese per evitare il propagarsi degli incendi». Un compito molto importante lo ha svolto Federica Camurri: «Ho cucinato per tutti – conferma – perché anche dar da mangiare a tutte queste persone che, spontaneamente, affiancano pompieri e uomini della Protezione civile, è importante. È un segnale anche questo per stare tutti uniti contro il fuoco».

Anche il sindaco di Duino Aurisina, Igor Gabrovec, dopo aver emesso l’ordinanza che prevede l’obbligo di utilizzo di mascherine FP2 all’aperto dal Villaggio del Pescatore fino a Duino, ha effettuato un sopralluogo a Medeazza: «Avevamo pensato di evacuare la frazione – sottolinea – poi, d’intesa con le forze dell’ordine e i vigili del fuoco, abbiamo deciso di rimanere così». Milvia Chersi è coordinatrice della Protezione civile, è sudata, stanca, ma non molla: «Bisogna lottare con tutte le forze a disposizione – dice – perché c’è anche il rischio che alcuni alberi, indeboliti dal fuoco, possano crollare all’improvviso». —

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