Dipendenza da alcol, ora a Voghera c’è l’Aicat: «Noi accogliamo, non giudichiamo»
VOGHERA. Uno spazio in cui confrontarsi, ascoltarsi e cercare di affrontare i propri problemi. Un luogo sicuro in cui potersi esprimere senza temere il giudizio degli altri, ma in cui trovare sempre un sostegno. Questo è ciò in cui si trasformerà ogni giovedì sera la sala comunale “Maffeo Zonca” di via Emilia 2, dove si riunirà la neonata sezione vogherese dell’Aicat, ovvero l’Associazione italiana Club Alcologici Territoriali.
L’inaugurazione è prevista per giovedì 10 ottobre alle 18, e sarà un momento di presentazione delle attività fatta a beneficio della cittadinanza e delle associazioni, per presentare una realtà che torna ad operare in città dopo anni di assenza a supporto non solo delle persone che soffrono di dipendenza dall’alcol, ma anche dei loro familiari e amici. Dopo questo primo momento si comincerà ufficialmente a incontrare le persone a partire dalla settimana dopo. A condurre gli appuntamenti sarà l’assistente sociale Gloria Oliva, specializzata nel trattamento delle dipendenze, che svolgerà l’incarico a titolo di volontariato: la partecipazione, quindi, prevede solamente un’offerta libera.
UN RITORNO
«Dal 2018 – spiega Oliva – manca a Voghera un gruppo Cat, che invece è rimasto attivo sul resto del territorio provinciale, specialmente su Pavia e nella zona di Broni. A Voghera si sentiva la necessità di ricrearlo e, dopo essermi avvicinata all’associazione, ho deciso di prendere questo impegno. Quello che metteremo in piedi sarà un gruppo aperto ai diretti interessati (e cioè a chi soffre di dipendenza dall’alcool) che possono partecipare con una persona fissa di riferimento, ma anche alle loro reti affettive. Non solo: può partecipare agli incontri anche chi è vicino a una persona con questo tipo di disagio ma che magari non è ancora pronta ad affrontarlo». L’approccio sarà quello teorizzato dal professor Vladimir Hudolin, il quale per primo ha trattato i problemi alcool correlati come figli dalla cultura sociale, nella quale il bere viene vissuto come un comportamento normale, nonostante gli avvertimenti sulla pericolosità da parte del mondo scientifico e non solo. Si passa, insomma, dalla malattia allo stile di vita, dal paziente alla persona, che deve auto-proteggere la propria salute e auto-mutuo-aiutare quella di tutti.
Il lavoro da fare, comunque, è di gruppo: il mediatore (che in gergo si chiama servitore-insegnante) ha il compito di facilitare le interazioni tra i partecipanti, ma l’obiettivo è anche di formare una rete di mutuo soccorso tra persone con le stesse difficoltà. «Tutto ciò che verrà detto negli incontri – specifica Oliva – è assolutamente riservato e verrà ascoltato con atteggiamento accogliente e mai giudicante. Si richiede solo, a chi decide di partecipare, un po’ di costanza». Chi fosse interessato può rivolgersi al 328.1423563.serena simula