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Gli imprenditori croati: «Investire negli alberghi»

POLA. Il turismo croato tra obiettivi di ulteriore crescita e contraddizioni che non mancano: si vorrebbe investire di più nell’aumento degli impianti ricettivi negli alberghi però da tante parti si fanno pressioni per congelare il numero complessivo dei posti letto in quanto il settore ha già superato il punto di saturazione. In altre parole le infrastrutture in Croazia hanno sempre maggiore difficoltà a reggere l’esercito dei villeggianti: in primo luogo il servizio di trasporto dei rifiuti, per proseguire poi con i collegamenti per l’erogazione idrica e infine con le strade.

La categoria

A favore di nuovi alberghi si è schierata l’Associazione croata dei datori di lavoro (pressapoco la Confindustria italiana) secondo la quale essi rappresentano solo il 9,5 per cento delle sistemazioni complessive. Per fare un confronto in Grecia siamo al 71%, in Spagna al 53% e in Italia al 43%. Pertanto – questo il ragionamento – in Croazia sono in netta maggioranza le piccole sistemazioni private e i campeggi che costano meno. E di riflesso essi attirano turisti dalle tasche meno profonde, che spendono meno che in altri Paesi. Di seguito si riporta il dato secondo cui un turista in Croazia spende in media 150 euro al giorno, in Spagna e Italia 250 e in Francia addirittura 550 euro.

Le richieste

Ecco dunque che l’Associazione dei datori di lavoro spinge per favorire gli investimenti nelle strutture alberghiere privilegiate dai vacanzieri più danarosi e per la creazione di collegamenti funzionali tra spiagge, porticcioli nautici, alberghi e campeggi.

Tutto ciò arresterebbe una tendenza alquanto preoccupante nell’industria delle vacanze croata: il calo del profitto negli ultimi anni causato dal rincaro delle fonti energetiche e dall’aumento delle paghe dei dipendenti.

Gli stipendi

A proposito di quest’ultimo punto va precisato che proprio il ritocco delle retribuzioni rappresenta una delle misure per contrastare la crisi di personale. In poche parole, cuochi, camerieri e via dicendo vanno a lavorare all’estero dove sono pagati meglio.

Si diceva del calo del profitto: nel 2023 l’utile netto rispetto alle entrate complessive o fatturato è stato pari al 27,2 per cento mentre l’anno prima era del 31,1 per cento. Rimanendo in tema di effetti finanziari, sembra che il potere statale non sia in grado di far fronte, oppure chiuda un occhio, rispetto al dilagante fenomeno del turismo in nero.

La regione istriana

Stando al governatore istriano Boris Miletić solo nella regione, il lavoro in nero appunto causa danni per un miliardo di euro all’anno. Ha esposto questo dato in occasione dell’arrivo a Zagabria dei primi 6 aerei francesi da combattimento Rafale. «La Croazia – ha spiegato Miletić – si sta difendendo bene dal cielo, ma non da terra dove i cittadini stranieri continuano a occupare il suolo istriano costruendo casette abusive per le vacanze che poi – ha concluso il presidente della Regione istriana – cedono in affitto con grave danno per l’erario e soprattutto per l’ambiente».

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