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I Comuni padovani mono-lista crescono: uno ogni dieci non ha opposizione

Questa nuova tornata elettorale conferma un altro trend, peraltro strettamente collegato alla “crisi delle candidature” ampiamente analizzato in questi giorni: quello dei Comuni mono-lista. Sono infatti otto i paesi in cui gli elettori, l’8 e il 9 giugno, si troveranno tra le mani una scheda con una sola opzione: solo uno è il candidato sindaco, solo una è la lista tra cui scegliere i futuri consiglieri comunali.

Si tratta di Masi, Piacenza d’Adige, Urbana, Sant’Elena, Candiana, Arre, Villa del Conte e Massanzago: municipalità perlopiù da pochi abitanti, anche se fa specie che – prendendo ad esempio i 6 mila residenti di Massanzago – anche in centri più popolosi non si riesca a trovare un’alternativa. Tornando indietro a cinque anni fa, va detto che già qualcuna di queste realtà era nella stessa situazione all’epoca, nell’ultima tornata: è il caso di Piacenza d’Adige, Urbana, Masi e Arre. Insomma, il trend non s’è raddrizzato, anzi.

Una cosa è certa: salvo problemi di quorum (senza il 40 per cento più uno degli aventi diritto alle urne, si procede con il commissariamento), tra un mese una quindicina di Comuni padovani (quasi un sesto del totale) si troveranno a essere governati da un’amministrazione senza alcuna opposizione. Agli otto già citati in premessa, infatti, si aggiungono Galzignano Terme (mono-lista nel 2023), ma anche Granze, Sant’Urbano, Veggiano e Vescovana (2022) e ancora Castelbaldo nel 2020.

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Inutile sottolineare come l’assenza di una opposizione sia un elemento che mina i principi democratici che regolano il governo di un Comune: la vigilanza di una minoranza, ma anche lo stesso contributo che questa può dare, è considerato un valore aggiunto alla gestione della cosa pubblica, anche e soprattutto ora che nei piccoli Comuni sono caduti i limiti dei mandati per i sindaci. —

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