Lucca e Samardzic stendono il Lecce: Udinese, missione compiuta
Tre più tre. Con un’altra vittoria dopo quella ottenuta contro il Lecce, nel primo posticipo della 36ª giornata, l’Udinese sarebbe aritmeticamente salva.
Una svolta che potrebbe davvero segnare una stagione vissuta sempre sul filo del rasoio e avara di soddisfazioni quella impressa dai bianconeri al Via del Mare, ma che necessita assolutamente dell’ultimo ricamo, da mettere sul lenzuolo della salvezza già con l’Empoli in casa, domenica alle 15. Sarebbe da sciagurati rimandare tutto allo scontro diretto con il Frosinone.
Serviva una vittoria per l’operazione sorpasso sulle ultime due avversarie della stagione, ed è arrivato in un clima quasi surreale.
Da una parte la festa giallorossa per una salvezza conquistata sabato sera, dopo aver incassato gli effetti della sconfitta del Cagliari a San Siro per mano del Milan, sommata a quella del Frosinone nel super-anticipo con l’Inter.
Dall’altra le paure bianconere che gli avamposti del tifo friulano (circa 300 ieri sugli spalti) avevano cercato di esorcizzare rinforzando i gemellaggi con i colleghi salentini ben prima dell’arrivo della squadra a Lecce, accompagnata anche da Gino Pozzo, l’architetto dell’Udinese (e del Watford), a testimonianza che non si trattava di una partita qualsiasi.
Ma come fare la festa a un’avversaria in festa? Cercando di partecipare senza irritare l’ambiente circostante.
Ai piani alti si dice che non abbiano gradito molto le osservazioni dell’ex direttore della tv dell’Udinese, ora solo a Sportitalia, che parlava di un Lecce «stanco tra moijto e spritz», considerazione che portava a una conseguenza: «Sarà pasticciotti e festa per due».
Dopo le polemiche sul Sassuolo e i presunti regali dell’Inter, dopo le tante attenzioni sugli intrecci nella lotta per non retrocedere, l’ha toccata piano l’effervescente e poco diplomatico Michele Criscitiello, quasi come i bianconeri in campo ieri nei primi minuti della sfida.
Neppure un tiro nello specchio per mezzora, alla faccia delle due punte “pure” schierate da Cannavaro che ha deciso di inserire Success a supporto di Lucca e non Brenner, come era accaduto, senza grandi vantaggi, contro il Napoli.
Il nigeriano rinfrancato proprio dalla rete dell’ultimo pareggio in extremis ha lavorato da trequartista con Samardzic di nuovo più sulla linea dei centrocampisti Walace e Payero nel quadro di un 3-5-2 piuttosto scolastico, visto che gli esterni, Ehizibue e Kamara, erano pronti a scendere in fase difensiva, là dove agivano davanti a Okoye, da destra a sinistra, Perez, Bijol e Kristensen.
Proprio l’under 21 danese è stato lo specchio delle difficoltà dell’Udinese: interventi scomposti, palloni persi in modo sciocco. I bianconeri si affacciano in attacco un paio di volte con Samardzic, soprattutto quando batte una punizione guadagnata da Success che la barriera respinge per una testa.
Ma quando meno te lo aspetti ecco la svolta: traversone di Payero e colpo di testa vincente di Lucca.
Nella ripresa Luca Gotti cerca di cambiare le carte in tavola, ottiene in cambio qualche tiro e una sostanziale superiorità nel possesso palla. Servono acume tattico e forza fisica per riportare il gioco lontano dall’area. Dentro Davis per un Lucca meno brillante e Pereyra per Success.
E poi, dopo una grande parata di Okoye su un diagonale di Pierotti, ecco Ebosele al posto di Ehzibue sulla destra.
Si soffre fino a cinque minuti dal novantesimo, quando le sostituzioni di Cannavaro hanno effetto: Davis lavora un pallone, apre sulla sinistra per Pereyra e va a raccogliere il cross, colpo di testa respinto sul quale si avventa Samardizic per il raddoppio. L’Udinese ha di nuovo il destino nelle proprie mani.