Trieste, banda dei Rolex: 7 condanne e un latitante
TRIESTE. Sguardo puntato sull’obiettivo della macchina fotografica. Uno sguardo fisso, come di sfida. È quasi mezzogiorno e mezzo quando due detenuti degli otto che compongono la “banda dei Rolex” sfilano in corridoio, in manette, accompagnati dagli agenti di Polizia penitenziaria. L’orario è quello indicato dal giudice Alessio Tassan per la pronuncia delle sentenze di primo grado. E fa un certo effetto a vederli dal vivo, questi criminali, responsabili di varie rapine armate messe a segno a Trieste fra febbraio 2022 e gennaio 2023, tra cui il tentato omicidio dell’imprenditore triestino Fabio Galgaro.
Le sentenze, dunque, che a contarle tutte insieme raggiungono 36 anni di galera. Nello specifico il gup Tassan ha condannato con il rito abbreviato (che per legge comporta una riduzione di un terzo della pena) Letizia Alaimo (9 anni e 6 mesi): è la trentasettenne residente a Trieste, ora ai domiciliari, che accompagnava i complici sui luoghi delle rapine, sopralluoghi compresi, e contribuiva all’organizzazione dei colpi. Ha dovuto rispondere di concorso in tentato omicidio e di sei rapine, di cui due con lesioni gravi, e di una tentata. Da quanto risulta una delle vittime è il titolare della casa di riposo in cui la donna lavorava. L’imputata è stata difesa dagli avvocati Antonio Santoro e Antonio Baici.
Con lei, in abbreviato, è stato condannato Agron Ndoci (8 anni, con espulsione dal territorio italiano a pena espiata), difeso dall’avvocato Enrico Miscia. L’uomo, detenuto in carcere, era accusato di concorso in due rapine e di una tentata. Ecco poi Eugenio Spina (7 anni e 4 mesi), difeso dall’avvocato Maria Ottavino Riggio): a lui, detenuto, è attribuito il concorso in due colpi con lesioni gravi.
Gli altri della banda hanno patteggiato: così i fratelli David Kalaj (2 anni e 4 mesi, avvocato Massimo Azzolina) e Marlin Kalaj (2 anni e 4 mesi, avvocato Alessandro Falzoni). I due, ai domiciliari, sono accusati di concorso in una tentata rapina. Ecco ancora Klevis Lusha (3 anni e 2 mesi, avvocato Stefania Fiorentini), ai domiciliari, imputato di concorso in una rapina e, infine, Bion Elshani (3 anni e 2 mesi, avvocato Mauro Serpico). Quest’ultimo, detenuto in carcere, ha dovuto rispondere di concorso in una rapina.
Durante l’udienza sono stati stabiliti i risarcimenti alle vittime con provvisionali variabili dai 5 mila ai 50 mila euro in base anche ai valori dei Rolex rubati. Il computo finale sarà da definire con una causa civile. Gli imputati che hanno patteggiato hanno già versato alle vittime alcune somme a titolo di risarcimento; ciò ha pesato sulla pena inflitta.
Era stata la pm Lucia Baldovin a coordinare le complesse indagini della Squadra mobile. «Pienamente confermata la ricostruzione accusatoria – annota il procuratore capo Antonio De Nicolo – frutto del paziente e accorto lavoro investigativo compiuto dalla Squadra mobile della Questura di Trieste».
Ma il caso non è chiuso: c’è infatti il criminale numero uno, il capo della banda, il trentaquattrenne albanese Kristjan Lumaj, che è riuscito a scappare all’estero ed è ancora latitante. È ritenuto responsabile di un tentato omicidio, otto rapine (di cui due con lesioni gravi) e due tentate.
Un uomo in fuga, quindi, e una banda falcidiata: gente che, per rubare i Rolex, non si faceva problemi a picchiare a sangue le persone con il calcio della pistola o a colpi di spranghe in testa. Durante uno dei colpi in Carso, la vittima – un papà – era stata pichciata talmente brutalmente che uno dei complici si era messo davanti all’auto per non far vedere la scena alla figlia piccola.
Ma i criminali non si facevano problemi nemmeno a sparare, come accaduto davanti alla sua abitazione di Rupinpiccolo all’imprenditore Galgaro, salvo per miracolo con una pallottola che gli aveva oltrepassato la gola: «Sono contento delle sentenze – afferma – anche se mi sarei aspettato qualcosa di più. Ringrazio le forze dell’ordine per il prezioso e certosino lavoro svolto nell’assicurare la banda nelle mani della giustizia». —