World News

Sgombero migranti dal park Appiani di Treviso, i retroscena dello scontro Cittadella-Comune

Più dei problemi legati ad un fantomatico certificato antincendio mancante, che in realtà non manca, è stata la minaccia di un’azione legale a indurre il Comune di Treviso a far scattare l’ennesimo sgombero dei senzatetto e per la prima volta la chiusura dell’interrato del park Appiani dove vivevano da anni, a fasi alterne.

La vera genesi dell’intervento fatto da Ca’ Sugana lunedì 11 novembre è in un fitto carteggio iniziato il 14 ottobre scorso, giorno in cui l’amministrazione condominiale del “Supercondominio Appiani”, ovvero la Cittadella, comunicò a tutti – Prefettura, Comune, Fondazione Cassamarca e inquilini vari – l’intenzione di chiudere temporaneamente l’interrato due giorno dopo per «una situazione ormai insostenibile».

[[ge:gnn:tribunatreviso:14796412]]

Gli angoli del sotterraneo trasformati in rifugi dagli immigrati senzatetto erano ben noti alle cronache, così come la decisione di attivare dei servizi di sicurezza straordinari a tutela degli automobilisti. Ma a tutto si erano aggiunte le lamentele delle società di manutenzione, che ritenevano «inaccessibili e pericolosi» i locali interni, al punto da precludere il loro lavoro.

Di qui la decisione: «Chiuderemo temporaneamente e metteremo in blocco gli ascensori». Scelta che lasciava al Comune arbitrio su come intervenire nelle sue aree (mezzanino e park fuori terra).

La risposta di Ca’ Sugana è arrivata l’indomani, firmata dal sindaco: «Non porre in essere iniziative che possano causare la sospensione del servizio», ovvero il parcheggio. Ovvero: fermi tutti. A dare ragione a Ca’ Sugana anche Fondazione Cassamarca – proprietaria della Cittadella – che sottolineava come in funzione degli accordi notarili sulla concessione dei parcheggi al Comune, «la chiusura potrà avvenire solo su autorizzazione» di quest’ultimo. Il 18 giugno ecco il report dei vigili del fuoco che il 13 ottobre avevano già accertato come l’immobile risultasse in «regola con e certificazioni».

Il comando sottolinea però – dopo sopralluogo – che la presenza degli immigrati ha creato danni ad alcuni sistemi e segnali e chiude le vie di fuga, rappresentando quindi un pericolo per l’incolumità. Di qui le raccomandazioni: sgomberare, sistemare, vietare nuovi ingressi.

LEGGI ANCHE Sgomberato e blindato il park Appiani: sit-in degli occupanti davanti alla Prefettura

A quel punto l’amministrazione della Cittadella, in una comunicazione a tutti gli attori del tavolo sul “problema Appiani”, prendendo atto di non poter chiudere, e di dover eseguire interventi di manutenzione che le ditte non intendono svolgere «se non sotto scorta da parte delle autorità», si rimette a Comune e Prefettura. Il messaggio è più o meno questo: se non ci aiutate a fare il dovuto, chiameremo i vigili del fuoco. Sottinteso: saranno loro a decretare la non idoneità dell’interrato, e quindi chiuderlo. Dà tempo sette giorni e mette mani avanti: non ci riteniamo responsabili di quanto potrebbe succedere.

La prefettura replica tre giorni dopo, intimando all’amministrazione condominiale – che ha già effettuato gli interventi tecnici richiesti dai vigili del fuoco – di provvedere a sistemare tutto il resto, ovvero lo sgombero di cose e persone. Questa l’indomani ribadisce: senza supporto non si può fare nulla, rinnova il countdown per la chiamata ai vigili del fuoco (arrivato a tre giorni) ed aggiunge di essere pronta ad adire vie legali .

Non si muove nulla: niente interventi di polizia né supporto. Il 5 novembre dalla Cittadella parte una missiva a Comune, Prefettura, Fondazione Cassamarca e Vigili del fuoco: si chiede ancora supporto e si annuncia di aver dato mandato a un avvocato di tutelare il Supercondominio. Addio lettere, si è passati alle vie legali.

Quattro giorni dopo il Comune affigge i cartelli che avvertono della chiusura. Il lunedì seguente, 11 novembre, manda la polizia locale.

Читайте на сайте