World News

Psicosetta di Cerano, prescritte le accuse di violenza sessuale fino al 2010: assolti anche i tre vigevanesi

NOVARA. Una imputata condannata a 6 anni di reclusione per una violenza sessuale del 2012 nella «casina» di Cerano, fatto per il quale vengono assolti gli altri imputati, e poi prescrizione di tutti gli altri reati (in particolare l'associazione per delinquere finalizzata alla commissione di violenze anche su minore) fino al 2010, con l'esclusione della riduzione in schiavitù.

Così ha deciso oggi, 10 gennaio, poco dopo l'una la Corte d'Assise di Novara al processo per la cosiddetta «psicosetta» di Cerano: in 26 erano finiti a processo per presunti abusi e incontri sessuali, che secondo l’accusa avrebbero coinvolto anche minori. Per loro, a luglio, la pm Silvia Baglivo aveva chiesto quasi 230 anni di carcere complessivi, mentre le difese avevano insistito per l'assoluzione

Assolti dunque per la prescrizione dei reati i tre vigevanesi. Si tratta di Claudio Merli, 62 anni (avvocati Alessandro Mezzanotte e Massimo del Confetto) per cui erano stati chiesti 7 anni di carcere; Adele Giorgio, di 40 anni (avvocati Alessandro Rogani e Roberta Rossetti) per cui la procura aveva chiesto 9 anni; Rosaria Di Lorenzo, di 59 anni, nata a Vigevano ma residente a Milano (avvocata Stefania Maria Agagliate) per cui era stata chiesta una condanna a 9 anni.

Condannata invece Barbara Magnani, ex convivente del capo Gianni Guidi, «il Dottore», nel frattempo deceduto: per lei il giudice ha stabilito una condanna a 6 anni per violenza sessuale per fatti del 2012.

Gli altri 23 imputati sono stati tutti assolti: il tribunale ha dichiarato prescritte le accuse di violenza sessuale fino al 2010. Ha inoltre dichiarato il non doversi procedere per il reato di riduzione in schiavitù.

Le donne che avevano accusato i membri della cosiddetta “psicosetta” sono scoppiate in lacrime, deluse per la sentenza. La pm Silvia Baglivo e il procuratore capo Ferrando: «Riconosciute anche le violenze precedenti, ma prescritte. Valuteremo ricorso».

[[ge:gnn:laprovinciapavese:14931013]]

La «psicosetta»

Il processo di primo grado si era aperto all’inizio del 2023 a Novara e si è svolto a porte chiuse per volontà degli imputati (mentre le vittime avrebbero voluto affrontare il processo a porte aperte).

Le indagini erano partite da una querela nel 2020 da parte di Giulia, una 37enne che aveva denunciato di essere finita nelle maglie dell’organizzazione quando aveva 7 anni e che aveva denunciato alla polizia un mondo nascosto fatto di incontri sessuali aperti alla partecipazione di molti, presunti abusi e torture, in un casolare nei boschi di Cerano e in numerosi altri appartamenti fra Milano, Vigevano, Montù Beccaria e Rapallo.

L’accusa

Agli atti del processo migliaia di pagine di documenti e testimonianze. Secondo l’accusa, nel corso di decenni di attività l’organizzazione aveva plagiato decine di ragazze, anche minorenni, a volte ancora bambine. «Hanno rovinato delle vite - ha sostenuto la pm Silvia Baglivo -. Ci sono trenta testimoni che raccontano la stessa versione, e abbiamo trovato gli strumenti con le fruste». La pm a luglio aveva dunque chiesto condanne per 230 anni di carcere e i legali delle ragazze vittime dei presunti abusi avevano sollecitato risarcimenti per migliaia di euro.

La difesa

Secondo i difensori, invece, non esisteva nessuno dei reati contestati, l’associazione per delinquere e nemmeno le violenze sessuali, la maggior parte prescritte in quanto risalenti agli anni ’90. Gli avvocati hanno duramente criticato la volontà di Giulia e delle giovani costituitesi in giudizio per chiedere i danni, di far conoscere all’esterno la sua storia: «E’ quasi incredibile che a chiedere il processo a porte chiuse siano stati gli imputati e non le vittime». La stessa scelta, tuttavia, fatta da Giséle Pélicot in Francia, nel processo contro i suoi stupratori. Avevano dunque chiesto l’assoluzione piena con la formula più ampia.

Читайте на сайте