«La sicurezza è un diritto dei cittadini. Il problema a Ivrea c’è, ma non sono uno sceriffo»
Ivrea
«La sicurezza è un diritto dei cittadini e l’impegno, per quanto riguarda le mie competenze, posso assicurare che è massimo. Faremo la nostra parte su illuminazione pubblica e video sorveglianza, anzi lo stiamo già facendo, andando incontro alle legittime richieste dei commercianti». Il sindaco Matteo Chiantore torna a tutto campo sul tema della sicurezza in città, ringrazia Maria Teresa Garberi per il lavoro svolto sulla petizione e sottolinea la necessità di una stretta collaborazione tra Comune, commercianti e cittadini.
Duemila persone hanno sottoscritto una petizione che chiede al sindaco e alla giunta un maggiore impegno sulla sicurezza. Come agirete?
«Ho ricevuto la petizione, che merita attenzione, e l’ho immediatamente girata via e-mail al prefetto allegando tutte le firme. Desidero esprimere la mia disponibilità a lavorare sulla questione per quanto di mia competenza. Venerdì mattina, per fare un esempio, effettueremo un sopralluogo con la polizia municipale per l’installazione di nuove dieci telecamere tra corso Nigra, piazza Lamarmora, Borghetto e via Arduino. E da qui a breve valuteremo ulteriori installazioni. Sull’illuminazione pubblica stiamo valutando la situazione e di sicuro i nuovi corpi illuminanti a led, acquistati negli anni per andare incontro all’esigenza del risparmio energetico, non aiutano. Rispetto al passato la loro capacità di illuminazione è minore. Inoltre, ho chiesto al prefetto la disponibilità di incontrare i cittadini per fare chiarezza sulle competenze».
Tra le richieste c’era anche quella di istituire un servizio di prossimità da parte della polizia municipale. Sui questo cosa risponde?
«A grandi linee vorrei spiegare quali sono i compiti della polizia municipale. I vigili devono andare davanti alle scuole, pattugliare sulla sicurezza stradale, fare assistenza sugli incidenti e consegnare le notifiche. Non solo non ci sono i numeri per organizzare pattuglie notturne, ma soprattutto questi dipendenti comunali non sono formati come le forze dell’ordine per interventi particolari o blocchi stradali. Chiedere loro un servizio del genere li esporrebbe ad alti rischi e io ho il dovere di tutelarli. Più volte ho sentito dire che non ha senso mettere due vigili davanti alle scuole, ma bisogna sapere che le pattuglie non possono essere divise perché in caso di incidenti stradali devono intervenire entrambi gli agenti».
In questi mesi i partiti di opposizione l’hanno criticata aspramente per quella frase sulla percezione rispetto alla realtà. Un’uscita poco felice o semplice strumentalizzazione?
«Di quel mio ragionamento è stata estrapolata una frase su cui si è montata una campagna politica strumentale con l’obiettivo di far passare il messaggio, pericoloso, che il sindaco e la giunta se ne infischiano. Io ho cercato di distinguere tra gli episodi di criminalità come furti, rapine, spaccate, spaccio di droga, e comportamenti molesti e violenti da parte di persone che vivono ai margini della società o da parte di giovani che si danno appuntamento fuori scuola per fare a botte. Ho aggiunto che questi ultimi comportamenti danno ai cittadini la percezione di una città insicura. Una percezione condivisibile e deleteria perché spinge le persone a non uscire di casa. Usando la parole percezione non volevo certo sminuire il problema. Poi la destra fa la destra e cavalca il senso di insicurezza, fa propaganda scaricando le responsabilità sugli enti locali dimenticando di essere la Governo senza aumentare gli organici delle forze di polizia».
Questa distinzione è importante?
«Certo che lo è. Sugli episodi di furti, rapine e spaccio lavorano le forze dell’ordine e la magistratura e non certo il sindaco. Sugli episodi di risse tra giovani, persone ubriache o moleste l’intervento delle forze dell’ordine spesso non basta. Perché anche se vengono fermate dopo poche ore sono nuovamente fuori, come ben sappiamo. Su questi casi sono convinto che non basta la sola repressione e che bisogna intervenire anche con politiche sociali in grado di recuperare queste persone. Sui giovani voglio dire che serve anche uno sforzo maggiore di controllo da parte delle famiglie. Aggiungo che sono anche molto preoccupato per quei gestori di locali serali che spesso sono ostaggio di persone ubriache e moleste e che in alcuni casi sono costretti ad anticipare la chiusura per evitare guai».
Il tema della sicurezza sembra ormai essere appannaggio delle destre, quasi che la sinistra faccia fatica riconoscere il diritto alla sicurezza. È così?
«Forse un tempo, ma io affermo con forza che la sicurezza è un diritto dei cittadini. Ho preso molto sul serio le richieste arrivate attraverso la petizione e vi assicuro che Ivrea non è un’eccezione perché problemi simili li vivono anche a Chivasso, Settimo Torinese o Torino. Però vorrei spiegare ai cittadini che il sindaco non è uno sceriffo, non ha poteri su polizia e carabinieri. In questi mesi però ho stretto una forte collaborazione con le forze dell’ordine e quasi quotidianamente sollecito il loro intervento ogni qualvolta vengo a conoscenza di situazioni critiche. E di questo li ringrazio».
Uno dei punti caldi della città è il Movicentro dove si registrano risse c continui episodi di spaccio.
«Lo so benissimo e lo sanno anche le forze dell’ordine. Ho chiesto alla Polfer (la polizia ferroviaria) una maggiore presenza nei luoghi della nostra stazione. Mi è stata data la massima disponibilità e spero che questo possa essere un primo passo per rendere quella zona più sicura anche per le attività commerciali limitrofe».