Mazzè, sversati rifiuti edili in più punti sui sentieri dell’oro del ghiacciaio
MAZZE’. Hanno deturpato non solo la bellezza di un sentiero, ma hanno violentato le idee e il lavoro dello storico mazzadiese Livio Barengo, morto da appena due mesi. Parliamo dei ristrutturatori, al momento ignoti, che hanno scaricato i resti di mattoni, di un tetto, di cemento e alcuni sacchi in più punti del sentiero “l’oro del ghiacciaio”, nato nel luogo dove Barengo e l’associazione Mattiaca, hanno teorizzato che prima i Salassi, poi i Romani, lavassero l’oro delle miniere di Mazzè.
I rifiuti non sono accumulati tutti insieme, ma lasciati in punti diversi, indice che potrebbe trattarsi anche di scarichi multipli e o che la stessa ditta abbia voluto disseminarli nei boschi. Tornando sulla provinciale per Villareggia, poi, si vede che anche al di là del guard rail, nella parte che dà sulla strada, la sporcizia non manca.
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Ci fermiamo in un bar/trattoria che si trova a poche decine di metri da piazza Mattea, dove, dietro il municipio di Mazzè è installato quello che impropriamente è chiamato Menhir e che forse è più corretto chiamare Stele di Mazzè. Una pietra levigata, lavorata, che presenta le tipiche coppelle, che si crede che i Salassi usassero a fini religiosi. Trovata anche questa da Barengo, dopo che nel 1988 venne effettuato lo svasamento del bacino artificiale della Dora Baltea, a monte della diga di Mazzè e che probabilmente proveniva dalla zona della Bicocca. Due pietre simili sono state trovate anche a Lugnacco e Chivasso. Al bar ci chiedono: «Avete trovato pulito? ». E allora raccontiamo dei rifiuti. «Che peccato, l’associazione ci tiene tantissimo, il mio amico Livio ci credeva davvero tanto». Anche il sindaco di Mazzè Marco Formia crede nelle potenzialità del turismo lento a Mazzè, dove s’incrociano i nuovi sentieri della Città metropolitana che provengono da Chivasso, il sentiero delle pietre bianche e, appunto, i sentieri dell’oro del ghiacciaio, segnati e spiegati passo, passo, dall’associazione Mattiaca, con tanto di pannelli e Qr code. «Stiamo per iniziare la manutenzione dei sentieri – spiega Formia –, metteremo anche una nuova segnaletica e quei rifiuti verranno smaltiti. Purtroppo dopo la morte di Barengo nell’associazione sono rimaste solo due persone, ma gli daremo una mano, crediamo nelle potenzialità di questo tipo di turismo e andiamo avanti».
L’origine di Mazzè secondo l’associazione Mattiaca «è antichissima probabilmente da far risalire ai primi stanziamenti che i Liguri crearono sulle loro strade di transumanza nel X secolo a.c. poste solitamente vicino ai fiumi». Il nome di Mazzè, spiegano ancora, deriverebbe da Mattiaca, «meglio da noi conosciuta come Morgana, in quanto si presuppone che a Mazzè esistesse un centro di culto a lei dedicato». Sotto i Romani Mazzè diviene un punto d’approdo sulla Dora Baltea tra le colonie di Eporedia (Ivrea) e Industria (Monteu da Po). Ancora oggi uno dei punti segnati sull’itinerario dell’oro del ghiacciaio è proprio quell’approdo.
Livio Barengo, importante figura di scrittore e di storico del Canavese, fondatore e presidente dell’associazione culturale Mattiaca, è morto improvvisamente lo scorso 13 gennaio all’ospedale di Chivasso. Aveva 84 anni e godeva ancora di una buona salute. La Sentinella del Canavese lo aveva incontrato in occasione di un approfondimento dedicato a Mazzè, che da lui non poteva prescindere. Lui aveva raccontato con il consueto entusiasmo delle sua creatura più amata: l’area delle aurifodine, dove i Salassi cercavano l’oro, lo lavavano, per poi trasportarlo lungo il corso della Dora, diventato un sito di visite.