Doppio no al cibo per i detenuti donato dal Centro islamico
Ivrea
Un doppio diniego al Centro islamico di Ivrea, da parte della direzione del carcere, per la consegna ai detenuti di derrate alimentari in occasione del Ramadan. Da anni, nel periodo di Ramadan, per osservare uno dei cinque pilastri dell’Islam, al Centro islamico di Ivrea si raccoglie cibo che viene donato ai detenuti. Si tratta di una raccolta e consegna straordinaria che viene effettuata da anni. Parliamo di datteri, biscotti, spezie, olio e zucchero, latte e caffè, tè verde, lenticchie e altro cibo in scatola. Per dare un’idea, un paio di ampi bauli di automobile pieni di cibo. Le derrate sono raccolte al Centro islamico, acquistate e preparate grazie alle donazioni dei fedeli. Diversi anni fa, venivano distribuite direttamente ai detenuti, negli ultimi, invece, il materiale viene stoccato nella cucina del carcere e poi distribuito dal personale della struttura. L’imam Mustapha Fedda, ogni venerdì, entra in carcere per la preghiera. I detenuti di fede islamica, in carcere, sono un’ottantina. Nella richiesta, inoltrata, sarebbe stato lo stesso imam a consegnare in carcere le derrate alimentari.
«Siamo dispiaciuti – dice Nekkaz Lekbir, segretario del Centro islamico di Ivrea –, ci auguriamo che la situazione si possa risolvere. Siamo disponibili a un confronto». Dall’11 marzo scorso, però, la data del secondo diniego della direzione del carcere, nessuno si è più fatto vivo con il Centro islamico. Il primo no al centro islamico era arrivato con la motivazione che non c’era tempo sufficiente per valutare la richiesta. E, a fronte di una nuova richiesta, la risposta era stata che quegli alimenti non potevano essere portati in carcere per ragioni di sicurezza in quanto non sarebbero facilmente controllabili. Da allora, silenzio.
Raffaele Orso Giacone è il garante comunale per i diritti dei detenuti. È stato informato del doppio diniego che interrompe una solidarietà durante il Ramadan che va avanti da anni. Riconosce che quello del Centro islamico è un importante gesto di solidarietà religiosa e sta cercando di mediare con la direzione. Informata anche Gabriella Colosso, assessora alle Politiche per l’integrazione alle Pari opportunità, promotrice di diverse iniziative che coinvolgono il carcere. Anche lei, si augura che possa essere trovata una soluzione.