26 aprile 1945: la battaglia per Stradella e la resa fascista
La Liberazione a Stradella arriva 24 ore dopo la data canonica del 25 aprile 1945. Il 26 due colonne partigiane scendono dalle colline e, dopo lo scontro con gli ultimi irriducibili fascisti, entrano in città. Sabato prossimo, nell’ottantesimo, l’evento rievocativo alla sala polifunzionale di via Montebello (ore 16), con il riconoscimento tributATO agli eredi dei componenti del Cln locale.
«Fu ideata una sorta di operazione a tenaglia – spiega Pierangelo Lombardi, assessore comunale alla Cultura e presidente di Istoreco Pavia – una colonna di circa 120 partigiani, con a capo Luigi De Scalzi (ex squadrista, fedelissimo del ras lomellino Forni, poi oppositore del regime, tra gli artefici della Resistenza giellista, malgrado i dubbi e lo scetticismo legati al suo passato) e Dassori con la sua squadra volante, scende da Montecalvo verso la Rocca di Stradella». A Montebruciato, la colonna incappa nel fuoco del presidio fascista, armato anche di una mitragliatrice. La mattina del 26, si intavola una trattativa per convincere anche questi fanatici a una resa ormai inevitabile; inizialmente sembrano convincersi, poi però tornano a sparare. Passa qualche ora, poi depongono le armi. «Erano in 7 od 8, su una ventina. Gli altri in fuga, verso il traghetto di Po». Finiranno quasi tutti davanti al plotone di esecuzione al cimitero di Stradella, dopo il giudizio del tribunale del popolo.
L’altra colonna è formata dal distaccamento Brambilla dello stradellino Silvio Marchi, divisione matteottina Dario Barni (quella del comandante Fusco, Cesare Pozzi), alla quale si uniranno i distaccamenti Chiesa e Carini. I partigiani raggiungono e superano il ponte sul torrente Versa, salutati dal tiro dei cecchini annidati ai piani superiori delle case. Marchi, nelle testimonianze e nei racconti a guerra finita, smentirà che i fascisti sparavano con una mitragliatrice, asserragliati sul campanile della parrocchiale. Le due colonne si incontrano nelle prime ore del pomeriggio del 26. Stradella è finalmente libera.
«Il 26 aprile 1945 significò la fine del terrore e la ripresa della vita democratica – sottolinea ancora Lombardi – Il Cln cittadino evidenziò subito il nuovo clima con un manifesto in cui affermava la propria autorità». Ne facevano parte Ettore Rovati ed Egidio Vercesi per il Pci, Giancarlo Agnelotti e Manfredo Ricciarelli per la Dc, Francesco Gola e Antonio Lavelli per il Psi, Luigina Albergati e Maria Vermiglio per il Gruppo difesa della donna, Lino Zavatarelli per il Fronte della gioventù; un secondo manifesto, della giunta comunale guidata dal sindaco Agostino Gatti, ingegnere, già presidente dell’acquedotto (vice Lino Rustioni) invitava «ognuno a riprendere il proprio lavoro», dopo l’esultanza «per la liberazione dalla tirannia del regime fascista repubblicano». Il dopoguerra era già cominciato. Un’osservazione finale lo merita proprio il Cln. Quello dell’aprile 1945 era una sorta di versione 2.0, ricostituito nell’estate del ’44 con i contatti soprattutto tra esponenti democristiani e comunisti, e le riunioni nella casa di via Cavour dell’avvocato Ferrari.