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Oglianico, il segreto delle Idi di maggio è la passione condivisa tra generazioni

OGLIANICO. A far sì che le Idi di maggio siano un evento unico per il Canavese, ma non solo, sono le persone che ogni anno si impegnano a fondo per fare in modo che i visitatori si ritrovino ribaltati in un’altra epoca attraverso una vera esperienza immersiva. In questo la rievocazione ha precorso i tempi grazia a una grande passione, un forte senso di appartenenza al proprio paese e a tanta forza di volontà: tutte caratteristiche che Oglianico e la sua Pro loco sono capaci di trasmettere tra le diverse generazioni.

Tanto impegno

«Oglianico è un paese piccolo, ma tutti hanno voglia di impegnarsi per questo appuntamento, pensando sempre a idee nuove e originali, con una passione che supera le età – raccontano con entusiasmo gli organizzatori Ambrogio Toffanin, presidente della Pro loco, Celestino Remogna, Ignazio Toffanin e Paolo Intravartolo –. Tra le persone che si danno da fare per le Idi di maggio, più di un centinaio, troviamo chi ha tra gli 80 e gli 85 anni e anche i giovani che ne hanno solo 10. C’è chi passa tutto il suo tempo ai fornelli, per esempio, ma a fare la differenza è lo spirito. Perché alla fine non si vivono quei momenti come fatica o un’imposizione al lavoro, ma come una festa, perché la gioia sta nel vedere che tutto ha funzionato al meglio».

Il giusto equilibrio

L’atmosfera di Oglianico, durante la rievocazione, è unica proprio a causa della grande allegria degli organizzatori, perché le Idi di maggio sono prima di tutto la festa di una comunità: «L’equilibrio tra la capacità di svolgere bene le mansioni affidate e quella di divertirsi è il segreto di questa manifestazione – spiegano –. Non è sempre facile da mantenere e le discussioni non mancano, ma il coinvolgere il maggior numero di persone possibile serve anche a questo: a permettere a tutti coloro che sono coinvolti in maniera attiva nella festa di divertirsi nonostante la mole di lavoro. Cerchiamo sempre di muoverci in base alle nostre potenzialità e capacità, facendo divertire anche il nostro pubblico, che in alcune domenica è arrivato anche a superare il migliaio di visitatori».

Per il presidente della Pro loco, infatti, conta molto la mentalità di chi lavora dietro le quinte: «Non dobbiamo mai dimenticarci dell’obiettivo, che è la riuscita della festa. Siamo in tanti a darci da fare, in allegria, divertendoci, ma tutto ciò che facciamo è finalizzato a questo: che la rievocazione sia piacevole per tutti».

L’apporto dei giovani

I ragazzi sono una componente importante per la manifestazione, tra impegno e gioco: «Abbiamo uno zoccolo duro di ventenni e trentenni che danno un grande apporto, che riescono ad aiutare nelle cose più pratiche come nella parte musicale della rassegna storica – spiega Luca De Rossi –. Chi è nel gruppo degli sbandieratori, o delle chiarine e dei tamburi, per esempio, fa parte di un gruppo affiatatissimo che si prepara tutto l’anno per coordinarsi al meglio, tra musiche ed esercizi, per i giorni della festa. L’organizzazione è il frutto di un grande lavoro di squadra».

Il tocco femminile

Sono meno numerose dei colleghi, ma le donne delle Idi sono altrettanto importanti: «L’attento occhio femminile è presente in ogni aspetto dell’organizzazione. Dalla cucina, che riunisce moltissime persone e la cui gestione va ragionata con molto anticipo – spiega Flavia Cassulo, coinvolta in prima persona –, agli antichi mestieri che caratterizzano la Sagra medievale della domenica conclusiva. È una parte che cerchiamo di portare avanti insegnandoli anche ai giovani, dal bucato con la liscivia alla lavorazione completa della canapa – raccontano Olimpia Rosboch, veterana dell’organizzazione che negli anni ha cucito bandiere, abiti e le tuniche che il sabato sera di Receptum sono a disposizione dei visitatori, ed Elena Toffanin –. La cura finale per il dettaglio non manca mai e l’occhio delle donne è fondamentale».

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