Un testimone potrebbe mettere in dubbio l’alibi di Sempio. I legali: «Non ci fidiamo più degli inquirenti»
GARLASCO. Spunta un nuovo nome nelle indagini sul delitto di Garlasco, ma non si tratta di un nuovo indagato. A farlo sono stati i carabinieri che lunedì scorso hanno convocato in caserma la madre di Andrea Sempio, indagato per l'omicidio di Chiara Poggi. «Non capisco cosa c'entri», ha reagito davanti ai militari la donna, Daniela Ferrari, che dopo aver sentito quel nome si è sentita male. E a distanza di giorni, sostiene l'avvocata Angela Taccia che difende il figlio, «è provata e continua ad avere crisi di panico». Sull'identità di questa persona c'è il massimo riserbo.
«Il suo nome non l'avevo mai sentito - si limita a dire Taccia -. Non lo conosco, né lo conoscono Andrea e suo padre. La madre mi ha riferito solo che si è avvalsa della facoltà di non rispondere alla prima domanda, un suo diritto, e che, nonostante questo, le hanno posto altre domande tra le quali una relativa a una terza persona».
Un uomo, probabilmente, già ascoltato dai carabinieri, la cui testimonianza potrebbe mettere in dubbio l'alibi di Sempio per quella mattina di 18 anni fa. Per il momento è un rincorrersi di ipotesi che alimentano il mistero attorno a questo delitto, nonostante la condanna definitiva a 16 anni di Alberto Stasi.
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«Per ora – sostiene l'avvocato Antonio De Rensis, legale di Stasi – siamo di fronte a dichiarazioni personali che non hanno alcun riscontro e che ci hanno descritto la mattinata del delitto (13 agosto 2007, ndr), quando Sempio si recò in libreria a Vigevano, come ha sempre dichiarato e come dimostrerebbe il tagliando di un parcheggio trovato dai suoi genitori un anno dopo l'omicidio».
Ma la testimonianza di questa terza persona, aggiunge il legale, «potrebbe riscrivere la storia» della sua mattina in casa fino alle 10 e di quel tagliando di un'ora di Vigevano. «Noi non abbiamo interesse a spostare dalla scena Stasi ma forse chi fa le indagini aggiungerà altre persone e forse, dopo tutto, sarà più chiaro anche per Alberto», è la convinzione del legale, secondo cui «i carabinieri hanno molto di più di quanto possiamo immaginare al momento».
«Che stiano allargando le indagini era chiaro fin da subito», ammette l'avvocata Taccia, che tuttavia non si sbilancia sull'impatto della testimonianza di questa terza persona sulle indagini. «So solo - aggiunge - che alla domanda dei carabinieri la signora ha risposto, ma non mi ha riferito cosa né io sono nelle condizioni di poterglielo chiedere, in quanto legale del figlio indagato. Lo sapremo alla chiusura delle indagini».
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«Che cosa hanno chiesto alla signora Ferrari? Non lo so e non voglio saperlo», dice l'avvocato Massimo Lovati, che difende Sempio con la collega Taccia. «Non avremo più nessun tipo di collaborazione con procura e i carabinieri di Milano – dice Lovati –. Non ci fidiamo di loro, perché stanno utilizzando una procedura scorretta, come è stato scorretto l'invito telefonico a Sempio per rifare le impronte digitali qualche giorno fa. Il 16 di maggio (all’udienza davanti al Gip, ndr) farò tutte le eccezioni del mondo. Le nostre prossime mosse saranno di controbattere a tutte le richieste». —