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Ivrea, il salario minimo negli appalti un anno dopo è ancora un miraggio

IVREA. Mense, pulizie, verde pubblico. Sono circa un centinaio i lavoratori in appalti comunali a Ivrea. Un anno dopo la mozione che ha portato all’approvazione, presentata dal consigliere di Azione/Iv Massimiliano De Stefano e approvata con i voti della maggioranza, il salario minimo di 9 euro l’ora per loro resta lettera morta. Al massimo quei lavoratori arrivano a 7 euro. Il testo subordinava l’inserimento a una verifica tecnica sulla fattibilità, che non è ancora stata effettuata. «Nel momento in cui sarà convocata la commissione lavoro e inizieremo a ragionare sugli appalti - spiega l’assessora al Lavoro Gabriella Colosso - faremo anche quello. In realtà anche se fosse stato già inserito, tutti gli appalti erano definiti. Certo, possiamo ragionare sui capitolati e su come effettuare gli inserimenti specifici senza mettere in difficoltà gli uffici. Noi comunque siamo partiti dal protocollo con Cgil, Cisl e Uil e con il rispetto dei contratti nazionali più rappresentativi. Per quanto riguarda il salario minimo servirebbe una normativa a livello nazionale, ma è un tema che abbiamo a cuore e vedremo cosa riusciremo a fare».

De Stefano è presidente della Commissione lavoro. «Aspetto di sederci al tavolo da un anno - spiega - e sarò felice quando decideranno di farlo. Sarò felice soprattutto se vorranno fare la parte concreta, che è guardare i capitolati, stabilire quali sono quelli che risultano al di sotto della soglia e in qualche modo iniziare con chiara volontà politica a progettare il rinnovo con la soglia del salario minimo. È normale che le aziende poi potranno fare ricorso, ma c’è un chiaro indirizzo politico che è emerso dal consiglio comunale».

Da subito si era espressa in maniera contraria Elisabetta Piccoli, consigliera di minoranza, già vice sindaca, ma soprattutto ex assessora al Bilancio, dunque competente sul tema. «È una misura demagogica - spiega Piccoli - per le nostre situazioni. Se si vuole fare una cosa fatta bene bisognerebbe verificare i contratti con i fornitori del Comune, che non è lo Stato e non può legiferare. Gli appalti devono già rispettare il contratto nazionale: è lì che si può agire, tramite il sindacato a livello nazionale. Quella mozione non mi sembrava ben fatta, non specificava se i 9 euro erano lordi o netti, come metterla per la tredicesima, la quattordicesima, insomma conteneva elementi che avrebbero messo in difficoltà gli uffici. Detto ciò, facciamo una commissione, analizziamo il problema, vediamo le tipologie di contratti e facciamo cosa ben fatta. Noi non dobbiamo fare politica nazionale, dobbiamo amministrare».

Francesco Sciarra è il sindacalista Uil Tucs che segue i lavoratori in appalto. In effetti anche lui è dubbioso sull’applicabilità del salario minimo senza una normativa nazionale. «È bellissimo vederlo su una mozione o su una delibera – precisa –, ma poi voglio vedere quando si va ad appaltare il verde pubblico. Anche perché ci sono dei minimi tabellari del ministero e le aziende dovrebbero superarli in virtù di una gara bandita dal Comune? La differenza chi ce la mette, la fiscalità generale o l’azienda? Come sindacati, allora, abbiamo puntato a livello provinciale sui protocolli che garantiscano l’utilizzo dei contratti nazionali più rappresentativi e vantaggiosi per i lavoratori e il rispetto della clausola sociale. Tutte cose – conclude – che a Ivrea avvengono, ma altrove non sono così scontate da parte delle stesse aziende che si aggiudicano gli appalti a Ivrea».

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