Addio a Mafalda, per mezzo secolo signora della cucina tipica lomellina
il lutto
BREME
Per mezzo secolo Mafalda Prando è stata un’autentica regina della cucina tipica della Lomellina. La cuoca 85enne, conosciuta da generazioni di avventori di Lomellina, Monferrato e altri territori del Nordovest, è morta nella notte fra lunedì e martedì nella casa di riposo “Don Ferrandi”, di cui era ospite da alcuni mesi. Lascia i figli Pietro, Simone e Assunta Botta. I funerali saranno celebrati oggi, alle 14.30, nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta. Nella trattoria di via Po che portava il suo nome si potevano apprezzare gusti e sapori di una tradizione culinaria quasi del tutto scomparsa.
Negli anni Sessanta Pierangelo e Mafalda abitavano a Mortara, dove gestivano un negozio di frutta e verdura in via Depretis: nell’estate 1967 la decisione di trasferirsi a Breme per condurre un ristorante con menu a base di prodotti tipici lomellini, fra cui la cipolla rossa coltivata da secoli negli orti del paese. «Avevo lavorato otto anni in diverse fabbriche di scarpe di Vigevano – ricordava la cuoca – e cinque anni a Mortara, dove avevamo aperto un fruttivendolo: poi la decisione di dedicarci al ristorante, aperto il 20 agosto 1967». Da allora Mafalda ha cucinato migliaia di menu a base di prodotti tipici lomellini, fra cui la cipolla rossa nota come “dolcissima” e coltivata già nel Medio Evo all’epoca dei monaci benedettini.
LE SPECIALITA’
«I miei piatti preferiti – spiegava Mafalda agli amici e agli avventori della trattoria – sono la trippa e fagioli alla contadina e tutti i piatti a base di cipolla rossa, fra cui la frittata e la zuppa: comunque, qui da noi ogni piatto della tradizione lomellina e piemontese incontra sempre il favore dei nostri avventori». Negli ultimi anni Mafalda era stata affiancata dalla figlia Assunta, mentre di sera dietro il bancone c’era sempre il marito Pierangelo. La cucina casalinga e i sapori genuini erano l’asso nella manica di Mafalda e dei suoi familiari. La trippa, o “busecca” com’è chiamata in dialetto lomellino, della trattoria di via Po attirava decine di commensali dalla Lomellina e anche dal vicino Piemonte, che amavano assaggiare la frattaglia ricavata dalle diverse parti dello stomaco del bovino e cucinata dalla Mafalda e dalla sua famiglia secondo l’antica ricetta popolare. Poi, in omaggio al limitrofo Monferrato, l’intramontabile bagna cauda. «Essendo una pietanza sostanziosa – precisava Mafalda – viene considerato un piatto unico, ma talvolta può essere servito come antipasto per una cena tra amici. Per moltissimo tempo, la bagna cauda è rimasta il piatto dei poveri e dei contadini in quanto gli aristocratici la disprezzavano per via dell'abbondanza d’aglio. «Con Mafalda – dice il sindaco Cesarina Guazzora – se ne va un punto fermo della nostra comunità e dell’intera Lomellina: per decenni Breme è stato conosciuto al di là dei confini provinciali proprio grazie alla trattoria gestita da Mafalda e dalla sua laboriosa famiglia». —
umberto de agostino