Ivrea, uno studio sul piano rifiuti per arrivare alla tariffa puntuale
IVREA. «Lo dico da presidente della commissione Ambiente: i dati portati da Legambiente fanno riflettere. Tanto che stiamo valutando la possibilità di affidare uno studio sul piano rifiuti a una società esterna». A sentire Andrea Gaudino, capogruppo di Laboratorio civico, si capisce che le sensibilità stanno cambiando sul piano strategico dei rifiuti 2025-2041 di Scs. Dopo l’approvazione da parte di tutti i Comuni soci - Ivrea inclusa - con la sola astensione di Pavone Canavese, gli argomenti portati da Legambiente iniziano a far interrogare il territorio. Al di là delle soluzioni ideologiche e manichee, che oppongono la raccolta porta a porta al metodo stradale a priori, il vero punto è la tariffazione puntuale. Ovvero: ogni cittadino paga per quanti rifiuti produce e per la qualità della raccolta differenziata.
Andrea Grigolon, direttore di Scs, non ha mai escluso che ci si possa arrivare: «Il nostro sistema può andare benissimo verso la tariffa puntuale. Non c’è bisogno di pesare i sacchetti, si fa una stima basata sulla portata».
C’è, però, un convitato di pietra. Sono i sindaci. Se la tariffazione puntuale non è già stata inserita nel piano strategico 2025-2041 è perché i principali azionisti di Scs, cioè i Comuni, dovrebbero spiegare ai cittadini come funziona la tariffazione puntuale. E c’è chi proprio non ne vuole sapere. Anche perché non sempre piacciono le novità. Tra l’altro c’è chi ritiene ancora un ostacolo la raccolta differenziata. Il sindaco di Pavone Endro Bevolo ad esempio ammette: «I cittadini mi chiedono di rendergli la vita facile. Io per primo non sono capace a differenziare i rifiuti, lo dico tranquillamente. Quando mi trovo davanti a un tetra pak, ad esempio, non so che fare, cambia di regione in regione».
Ora, in proposito, sul sito di Scs c’è un glossario utilissimo in casi di dubbi del genere, che recita: «Tetra pak-tetra bic: cassonetto giallo della carta».
In realtà, quello che tutti capiscono nella giornata informativa convocata per sabato allo Zac da Legambiente è che servono soluzioni «sartoriali», come le definisce l’amministratore unico di Medio novarese ambiente, Giovanni Giaretti, invitato insieme a Davide Pavan, direttore del Consorzio chierese servizi, come casi positivo in Piemonte: entrambi infatti hanno raggiunto l’84% di raccolta differenziata e sono già vicini all’obiettivo dell’85% entro il 2035. Il primo ha un sistema basato sul sacco conforme (il sacco arancione di Scs), mentre il secondo sul porta a porta: entrambi, però, sono uniti dalla tariffa puntuale. Il Consorzio canavesano ambiente (Cca) è fermo al 64%, con l’area Scs (al 71%) decisamente più avanti dell’area Teknoservice. Il presidente del Cca Valerio Grosso concorda con Giaretti: «Mi piace molto la definizione di sartoriale, perché bisogna ragionare Comune per Comune, zona per zona e adattarsi al territorio». Ad adottare il piano dovrà essere il Cca, ma come spiega Grosso: «Cca e Scs, per alcuni versi, si sovrappongono, essendo soci di Scs i Comuni. Comunque siamo in fase di lettura, quello che sappiamo è che dobbiamo raggiungere gli obiettivi e se possibile andare anche oltre».
Il piano presentato da Scs prevede la raccolta stradale con cassonetto intelligente per indifferenziato e carta, la raccolta porta a porta per la plastica e le attuali campane per il vetro. Questo, per contemperare le esigenze di un personale mediamente anziano, che ha difficoltà nell’alzare i pesi previsti dal porta a porta, con la necessità di raggiungere gli obiettivi di qualità della raccolta, pena la perdita di finanziamenti importanti. Alla fine Legambiente, attraverso lo storico esponente Nevio Perna, ha proposto tre correttivi al piano: aggiungere alla sperimentazione di Banchette la tariffa puntuale, il passaggio al modello del sacco conforme, già utilizzato con successo in Comuni Scs come Mazzè, e non abbandonare le esperienze di autocompostaggio, come avvenuto, ad esempio, a Caluso.