Napoli corre: turismo record, cantieri aperti, sfida vulcani
Napoli è una città che non riesce a stare ferma. Negli ultimi anni ha visto crescere numeri, progetti e attenzioni, a conferma di una vitalità che sfugge agli stereotipi: non più soltanto cartolina barocca o cronaca nera, ma laboratorio urbano che muta di continuo.
Chi ci vive e chi ci arriva
Secondo l’aggiornamento Istat 2024 la popolazione residente si aggira attorno a 911 mila abitanti, terzo comune d’Italia, con un saldo naturale ancora negativo ma compensato da nuovi arrivi dall’estero e dal resto del Paese. Il centro storico continua a spopolarsi mentre i quartieri collinari mantengono densità elevate; al contrario la fascia costiera occidentale, un tempo industriale, registra i primi segni di ritorno grazie a incentivi per il recupero abitativo.
Sul fronte dei visitatori, i dati dell’Osservatorio comunale parlano di oltre 14,5 milioni di turisti nel 2024 – record assoluto – e una previsione di 18 milioni per il 2025. Non è solo questione di numeri: un sondaggio su cinquemila viaggiatori mostra una valutazione media di 4,4 su 5 per storia, paesaggio ed enogastronomia, con nessun indicatore sotto quota 3,5. L’effetto è tangibile: più B&B che alberghi tradizionali, ristorazione in continua apertura e un mercato immobiliare che rincorre la domanda degli affitti brevi.
Un’economia che corre (e cerca regole)
Il 2023 resterà l’anno del terzo scudetto: festa lunga settimane, 18 milioni di euro di indotto diretto e un picco di presenze che ha messo sotto stress trasporti e servizi. A questi flussi si sommano le ricadute del food export – la “pizza economy” vale ormai più di un miliardo l’anno – e di un’artigianalità che si sta riorganizzando in distretti: sartoria, design ceramico, liuteria.
Il Pil metropolitano, spinto dal turismo ma non solo, ha superato i livelli pre-pandemia e punta a crescere ancora grazie ai fondi PNRR destinati a mobilità, rigenerazione urbana e transizione energetica. Il Piano Strategico della Città Metropolitana delinea 550 progetti fino al 2030, con priorità a scuola, verde pubblico e digitalizzazione dei servizi. In parallelo l’Agenda Metropolitana per lo Sviluppo Sostenibile innesta gli obiettivi dell’ONU sulle politiche locali, insistendo su economia circolare e adattamento climatico.
Muoversi sotto e sopra il Vesuvio
Il nodo traffico resta critico, ma qualche svolta c’è. Dopo undici anni di stop la Linea 6 della metropolitana ha riaperto il 17 luglio 2024, collegando piazza Municipio a Fuorigrotta con otto stazioni e treni ogni 14 minuti. Il prolungamento verso Bagnoli, se finanziato, completerebbe l’anello costiero. Intanto proseguono i lavori per l’estensione della Linea 1 a Capodichino: nodo essenziale per l’aeroporto, i cantieri sono al 70%. La rete su gomma resta fragile (età media bus: 13 anni), ma il Comune ha bandito l’acquisto di 253 mezzi elettrici entro il 2026 con fondi PNRR.
Sul fronte ciclabilità, la pista litoranea da San Giovanni a Bagnoli ha ora 17 chilometri continui; ancora un cantiere, ma già usata da residenti e turisti che scelgono il bike sharing comunale, triplicato in dodici mesi.
Vivere accanto a due vulcani
Napoli convive con un rischio unico: Vesuvio a est e Campi Flegrei a ovest. Il bradisismo flegreo è tornato a farsi sentire con scosse frequenti; per questo il 17 settembre 2024 il Consiglio comunale ha approvato il Piano di allontanamento per il rischio vulcanico, definendo vie di fuga, aree di raccolta e comunicazioni IT-Alert. Nello stesso periodo la protezione civile ha testato l’esercitazione “EXE Flegrei 2024”, coinvolgendo migliaia di volontari. La prevenzione resta la vera sfida: un’eruzione oggi interesserebbe quasi un milione di persone nell’area rossa.
Rigenerare senza snaturare
Bagnoli è il cantiere simbolo. Chiusa l’acciaieria venticinque anni fa, solo nel 2024 sono partite le demolizioni degli ultimi capannoni; seguiranno bonifiche, parco costiero e polo della Città della Scienza. Sul lungomare orientale, il Waterfront di San Giovanni a Teduccio integra residenze sociali, università e un hub di startup. La parola d’ordine è “ricucire”: cucire il porto alla città con nuovi varchi pedonali, cucire i quartieri collinari alla pianura con assi verdi, cucire i borghi agricoli di Chiaiano al tessuto urbano con filiere corte e mercati rionali rinnovati.
L’anima culturale
Museo Archeologico, Capodimonte, Madre, San Martino: il sistema museale ha superato i tre milioni di ingressi nel 2024. Il teatro San Carlo ha riaperto la sala storica dopo lavori di restauro, l’Auditorium Scampia sperimenta prosa in periferia, e il murale di Maradona ai Quartieri Spagnoli è ormai tappa obbligata. C’è spazio anche per la serialità: basti pensare a Un posto al sole, la soap che dal 1996 racconta quotidianità partenopea ed è oggi uno specchio popolare dei mutamenti sociali.
Musica e live show restano linfa: 70 concerti over 5 mila spettatori nel 2024, da San Paolo all’Arena Flegrea, con un indotto stimato in 45 milioni di euro. Il Comune sta studiando un ticket d’ingresso calibrato sugli eventi di punta, misura discussa ma ritenuta necessaria per finanziare manutenzione e sicurezza.
Una città che non si accontenta
Napoli corre il rischio di farsi travolgere dal proprio successo: affitti fuori mercato, gentrificazione del centro, rifiuti che tornano a ingolfare strade periferiche nelle settimane di picco turistico. Il nuovo contratto di servizio per l’igiene urbana prevede raccolta differenziata porta a porta in tutti i quartieri entro fine 2025, ma servono controlli ferrei e sanzioni chiare per locali e strutture ricettive.
La transizione ecologica non è slogan: il piano comunale punta a ridurre le emissioni di CO₂ del 40 % entro il 2030 grazie a fotovoltaico diffuso sui tetti pubblici e comunità energetiche nei quartieri a più alta vulnerabilità sociale. La strada è tracciata, i tempi sono stretti.
Napoli non è più città-cartolina né problema irrisolto, ma sistema complesso che mescola antichi retaggi e spinte moderne. Dovrà gestire milioni di arrivi senza perdere identità, completare infrastrutture attente all’ambiente e convivere con un rischio naturale che non concede tregua. Se riuscirà a farlo, potrà diventare un modello mediterraneo di sviluppo inclusivo: un luogo dove la creatività popolare, la scienza e l’impresa trovano finalmente un terreno comune. Allora, come cantava Pino Daniele, sarà davvero “Napule è tutto nu suonno”: un sogno concreto, non più un’illusione.
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