25 Aprile a Lace, scontro tra sindaci dell’Eporediese e Anpi Valle Elvo
Ivrea
Difficile a oggi ricucire lo strappo avvenuto il 25 Aprile durante la tradizionale commemorazione unitaria della Liberazione che si svolge ogni anno a Lace di Donato, tra alcuni sindaci canavesani e la sezione Anpi Valle Elvo. Uno strappo che assume sempre più i tratti di una frattura scomposta. Durante le commemorazioni infatti i sindaci di Bollengo, Colleretto, Fiorano, Ivrea, Nomaglio, Parella, Salerano e Strambino, dopo l’intervento del sindaco di Donato, si sono tolti la fascia tricolore, abbandonando la celebrazione per i contrasti con l’Anpi Valle Elvo.
Una scelta che ha suscitato reazioni miste nel pubblico, e dalla quale è nato anche un rimpallo di accuse a mezzo lettera tra le due parti. «Le persone che tanto strepitano per il fatto che un piccolo gruppo di sindaci canavesani, tra i pochi superstiti della manifestazione del 25 Aprile a Lace, se sono in buona fede difettano di alcune premesse – commentano gli amministratori –. Sono anni che i sindaci eporediesi chiedono una condivisione del programma, non una imposizione del “il programma è questo, fatevelo andare bene, voi parlate in fondo”. Negli ultimi anni abbiamo assistito a interventi imbarazzanti per il contenuto violento e divisivo di cui erano portatori. Il culmine è stato toccato lo scorso anno, quando durante l’orazione ufficiale furono ripetuti a più riprese contenuti ai limiti dell’antisemitismo: un conto è opporsi all’aggressione tremenda, crudele e ingiustificabile (umanamente prima ancora che politicamente) di Israele verso la Palestina, altra faccenda è chiamare in causa un intero popolo, gran parte del quale ha posizioni di totale opposizione verso il suo stesso governo, senza peraltro citare mai l’aggressione brutale e sanguinosa di Hamas quel tragico 7 ottobre verso ragazze, ragazzi e famiglie che partecipavano a un festival. Per questo abbiamo, con largo anticipo, avviato dei contatti finalizzati a condividere il programma, tutto senza esito. L’Anpi di Ivrea ci ha sostenuti nella fase negoziale, preda dello stesso disagio, che quest’anno ci ha fatto dire basta. Qualcuno di memoria corta forse non ricorda che furono proprio i sindaci biellesi ed eporediesi, con il Comune di Donato in testa, a istituire delle celebrazioni unitarie e condivise».
Da qui la scelta di abbandonare le celebrazioni 2025: «Forse è il momento che a Lace torni lo spirito dei sindaci – continua la lettera –. Non possiamo sentirci ospiti tollerati solo nella misura in cui acconsentiamo a ogni scelta mai condivisa con noi. Era tempo di dire basta. Toglierci la fascia e lasciare le celebrazioni ha fatto più male a noi che abbiamo vissuto tutto quel travaglio preventivo che a qualche superficiale osservatore che oggi si crede l’unico interprete dell’antifascismo militante».
Diametralmente opposta la versione dell’Anpi Valle Elvo: «In noi è forte il sospetto che chi cerca di accreditarsi come unico soggetto legittimato a esercitare la memoria, proponendo unicamente momenti commemorativi, voglia ingessare la Resistenza perché smetta di trasmettere il senso di rivolta contro l’ordine esistente – spiega la sezione attraverso un comunicato –. È falso che il programma di Lace non sia stato condiviso con l'Anpi di Ivrea, che i sindaci abbiamo mai chiesto di condividere il programma e che sia stato loro risposto negativamente. Falso che quest'anno siano stati avviati contatti “con largo anticipo”. Veri sono, al contrario, i nostri ripetuti vani tentativi di colloquiare con l'Anpi di Ivrea, concretizzatisi solo a pochi giorni dal 25 Aprile con la reciproca comunicazione degli oratori».
L’Anpi Valle Elvo propone infatti una visione diversa dell’accaduto: «La censura su Lace, che ora i sindaci canavesani finalmente ammettono, è sempre stata a senso unico – sostengono nello scritto –. Per fare degli esempi, anni fa l’Anpi di Ivrea si oppose alla scelta dell'ex sindacalista Giorgio Cremaschi, disconoscendolo pubblicamente a mezzo stampa. Quest'anno ci è stato invece richiesto il curriculum vitae dell'oratore da noi proposto, il professor Charlie Barnao, sociologo e professore ordinario all'Università di Palermo». Un atteggiamento che la sezione giudica: «Politicamente distruttivo: gli otto sindaci firmatari hanno creduto che l'unica strada per rendersi visibili non fosse il confronto, ma lo scontro. Gettare fango sull'organizzazione di Lace, sui contenuti, sui relatori che lo scorso anno hanno denunciato il genocidio di Gaza con parole pesanti denotano un'isteria incontrollabile».
La frattura creatasi assume così sempre più le caratteristiche di una ferita che, se non sanata, potrebbe mettere a rischio il futuro della celebrazione di Lace come la manifestazione unitaria.