“Meno male che non ci siamo presentati, con quella storia dell’impronta ci massacravano”: le parole dell’avvocato di Sempio a Mattino 5
“Meno male che non ci siamo presentati in procura con Sempio perché con quella storia dell’impronta ci massacravano a sorpresa. Non ne sapevamo nulla“. Sono le parole di commento dell’avvocato Massimo Lovati sull’ormai famosa impronta che è stata dichiarata compatibile a Andrea Sempio, unico indagato nel nuovo filone di indagine sull’omicidio di Chiara Poggi che ieri, martedì 20 maggio, ha deciso di non presentarsi in Procura a Pavia. Lovati ha concesso una intervista Mattino 5. Federica Panicucci, sentendo le clamorose dichiarazioni, ha chiesto ulteriormente cosa intendesse l’avvocato.
“Nel senso che l’ho saputo nel tardo pomeriggio, come tutti. – ha specificato Lovati – Loro è dal 9 maggio che hanno quella carta in tasca. La procura non rispetta l’indagato. Il rispetto deve essere reciproco e in, almeno, tre occasioni non c’è stato rispetto. Fin dall’inizio perché c’è un capo accusa illegibile che non permette la difesa e non si capisce niente di una imputazione che è ondivaga”.
“L’impronta è una notizia sensazionale. – ha continuato – Mi ha destato preoccupazione quando mi è pervenuta la Pec da parte della Procura di Pavia mi sono tranquillizzato perché è una consulenza tecnica dattiloscopica. Dovremo verificare e far controllare dai nostri tecnici di fiducia. Ma niente di più. Parliamo di una impronta che era sul muro nel 2007 è stata verificata come non utilizzabile e non leggibile. Certo è che tutto quello che non era utilizzabile ora si prevede che lo sia… Staremo vedere, non mi preoccupa”.
Sulle parole “guerra dura senza paura” dell’avvocatessa Angela Taccia, che assieme a Massimo Lovati difende Andrea Sempio, condivise sui social assieme a un tigrotto che ride e ad un cuore, l’avvocato ha commentato: “Fanno un po’ spettacolo. Non è il momento di far spettacolo”.
Poi l’appello finale: “Ci deve essere lealtà e collaborazione se viene a mancare lealtà manca la collaborazione. L’accusa deve essere specifica non ondivaga perché così non mi permette la difesa”.
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