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«Vicino a Chiara l’impronta di Sempio»: spunta una perizia che lo mette nei guai

GARLASCO. Un’impronta del palmo della mano sulla parete destra della scala della cantina di casa Poggi, vicino al corpo di Chiara uccisa. Impronta che, secondo gli investigatori, apparterebbe ad Andrea Sempio, 37 anni, unico indagato nel nuovo filone di inchiesta riaperto dalla Procura di Pavia guidata da Fabio Napoleone. I pm avrebbero voluto chiedere conto di quella traccia (o comunque farne motivo di domanda) direttamente all’indagato nell’interrogatorio previsto ieri (martedì) pomeriggio in Procura per le 14, ma Sempio, con un clamoroso colpo di scena, non si è presentato. Per i suoi difensori era nullo l’invito a comparire notificato all’indagato giovedì scorso, perché non c’era l’avviso dell’accompagnamento coattivo nel caso di mancata comparizione. L’effetto scatenato dall’assenza di Sempio, atteso da una folla di cronisti e curiosi che si sono raccolti davanti al palazzo di giustizia già dal mattino, è stato superato nel giro di poche ore dall’indiscrezione trapelata sull’impronta. Un elemento chiave nelle mani degli inquirenti e che inchioderebbe Sempio, insieme ad altri indizi.

La perizia sulle impronte

Il dettaglio dell’impronta è contenuto in una perizia disposta dalla Procura sulle tracce dattiloscopiche raccolte nella villetta di via Pascoli dove il 13 agosto 2007 fu uccisa Chiara Poggi. Ieri è trapelato nel corso dell’interrogatorio di Alberto Stasi, all’epoca fidanzato della vittima e già condannato per l’omicidio in via definitiva a 16 anni di carcere, anche lui convocato in Procura per essere sentito come testimone assistito. In che modo questa circostanza sia stata sottoposta a Stasi non è chiaro, visto che si parla di una impronta che non appartiene a lui. I suoi avvocati, Giada Bocellari e Antonio De Rensis, sul punto non rilasciano dichiarazioni. Si sa, comunque, che la traccia fu esaminata dai Ris nel 2007 ed entrò nella loro relazione come contatto numero 33. Anche i carabinieri di Milano la presero in considerazione in una informativa che risale al 2020 e faceva parte del fascicolo che fu archiviato quello stesso anno, di fatto la seconda archiviazione per Sempio.

La traccia vicino al cadavere

L’impronta fu ritrovata sulla parete delle scale della cantina dove venne scoperto il corpo della vittima, ma nelle indagini avviate subito dopo il delitto non fu presa in considerazione perché ritenuta non valida sul piano giuridico, in quanto mancavano i 16 punti di contatto che consentono il confronto dattiloscopico. Nella relazione dei Ris si legge: «La parte della traccia completamente priva di creste potenzialmente utili per gli accertamenti dattiloscopici è stata asportata dal muro grattando l’intonaco con un bisturi sterile. La traccia è stata testata con il combur test che ha fornito esito dubbio e con l’Obti test che ha fornito esito negativo». Sono due test che servono ad accertare la presenza di sangue, che è rimasta quindi non accertata. Non una impronta insanguinata, pertanto, ma una traccia, secondo quanto scrissero anche i carabinieri nel 2020, lasciata dall’assassino in fuga. Di certo non poteva essere di Chiara, dicono gli investigatori, perché la giovane era già inerme quando fu gettata alla base delle scale. Sull’impronta, comunque, non fu fatta nemmeno un’analisi per accertare la presenza di altre sostanze biologiche e la natura della traccia.

I punti di contatto

Nella perizia disposta dalla Procura la traccia viene riesaminata: emerge che, a differenza di quanto era stato stabilito nella relazione dei Ris, l’impronta avrebbe 15 punti di contatto su 16 (ma già 12, secondo chi indaga sul caso, basterebbero per il confronto).

Il segno sulla porta

Sulla scena del crimine ne furono trovate altre (in tutto 60) che non fu possibile attribuire, mentre nella scala fu trovata anche l’impronta del pollice destro di Marco Poggi, che viveva in quella casa. Tra le impronte non considerate valide per un confronto (ma che oggi potrebbero essere utili per l’analisi genetica) c’è anche quella catalogata come “contatto numero 10” e recuperata il 17 agosto 2007 sulla parte interna della porta di ingresso. Secondo gli investigatori fu generata da una mano sporca, ma la natura della sostanza non fu mai accertata. Non venne quindi mai fatta, come indicano i carabinieri di Milano nell’informativa del 2020, un’indagine per escludere almeno che fosse sangue, perché in questo caso poteva essere dell’assassino in fuga, trovandosi in quella posizione. Questa impronta e anche quella della cantina potrebbero ora rivelarsi utili anche per l’estrazione del Dna.

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