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Deputato chiede lo stop al carcere per Alberto Stasi

ROMA. "Stop al carcere per Alberto Stasi: nessun cittadino può rimanere privato della libertà personale mentre la stessa giustizia che lo ha condannato coltiva, pubblicamente e processualmente, il dubbio che possa essere innocente". Lo dichiara in una nota il deputato di Forza Italia, Davide Bellomo, componente della commissione Giustizia della Camera.

"Ho presentato al ministro della Giustizia un'interpellanza urgente alla luce di quanto sta emergendo sul caso Garlasco. Credo che questa tragica vicenda debba far riflettere sulla necessità di adottare iniziative legislative in grado di scongiurare che abbiano a ripetersi situazioni paradossali e inaccettabili come quella alla quale stiamo assistendo in questi giorni. Nel mio atto di sindacato ispettivo - annuncia Bellomo - chiedo pertanto al ministro Nordio se non ritenga che l'attuale disciplina della revisione e dell'esecuzione della pena, cosi' come interpretata, appaia oggi inadeguata e gravemente insufficiente a tutelare la dignità e la libertà della persona condannata, specie quando la stessa Procura promotrice dell'azione penale si faccia portatrice di nuovi dubbi e indaghi su altri possibili responsabili. E a seguire, come logica conseguenza, se il responsabile del dicastero della Giustizia non ritenga doveroso, nel rispetto dei principi costituzionali, promuovere con urgenza una riforma che consenta, in via cautelare e temporanea, la sospensione dell'esecuzione della pena detentiva nei casi in cui emergano, anche prima della formale acquisizione di nuove prove, elementi oggettivi e ufficiali che mettano in crisi la certezza del giudicato. Nessun innocente deve patire la pena, né la certezza della pena può valere più della certezza della verità. Per questo motivo, chiedo al ministro se non ritenga auspicabile, anche sul piano della giurisprudenza e delle prassi giudiziarie, un'evoluzione interpretativa che, senza sacrificare la stabilità del giudicato, restituisca centralità a questi principi e vada nella direzione di una giustizia che sia prima giusta e solo dopo rigorosa", conclude l'azzurro.

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