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Parigi vuole l’Airbus del mare

Parigi vorrebbe fondere diversi cantieri navali specializzati in costruzioni militari per creare l’Airbus del mare. Ma se con gli aeroplani commerciali civili la Francia è riuscita a prendere il controllo dell’industria aerospaziale europea mettendone la capitale a Tolosa, oggi soltanto Leonardo e Bae possono in qualche modo essere concorrenti ma soltanto per il settore militare. Fessi noi italiani che di Airbus non volemmo entrare a far parte mezzo secolo fa, ma oggi è necessario valutare bene i rischi di una tendenza ad accorpare aziende, fatto che da un lato fa tanto europeisti, ma dall’altro rischia di svuotare le fabbriche italiane di progetti, fondi e competenze e farle controllare dai francesi. Ricordiamoci di quanto accaduto con supermercati, banche e automobili.

Ma per la Francia l’Europa ha troppi cantieri navali che competono tra loro nel mercato, così il settore deve concentrarsi su una manciata di attori in grado di aggiudicarsi contratti d’esportazione. Questa la tesi dichiarata la scorsa settimana dal Capo di Stato maggiore della Marina francese, l’ammiraglio Nicolas Vaujour, durante un’audizione parlamentare. Secondo l’alto ufficiale transalpino, ascoltato alla Commissione Difesa dell’Assemblea Nazionale mercoledì 22 maggio, la joint venture Naviris creata nel 2020 tra la nostra Fincantieri e la francese Naval Group, pensata come primo passo per un più ampio consolidamento navale europeo, “non avrebbe soddisfatto le aspettative”. Vaujour ha dichiarato: “Oggi in Europa abbiamo 14 cantieri navali che competono tra loro praticamente ovunque, in un mondo ideale ne avremmo tre o quattro che si sfidano a vicenda, ma che soprattutto conquisterebbero maggiori quote di mercato all’estero per le esportazioni. Se da un lato la dimensione dei gruppi industriali conta nella forza con la quale possono competere con i concorrenti asiatici e americani, è però innegabile che l’Europa non ha un’unica strategia in campo navale: ogni nazione segue la propria strategia nazionale e sovente queste linee faticano a convergere” ha affermato il comandante della Marina francese, spiegando che con i governi desiderosi di salvaguardare l’attività industriale e le economie regionali, le iniziative politiche probabilmente non sono la strada giusta per consolidare la cantieristica militare.

Quale sia l’alternativa però non è chiaro, poiché l’ammiraglio ha anche dichiarato: “Abbiamo l’ambizione politica di essere più coerenti, dal punto di vista industriale, e di suddividere un po’ il mercato, ma la realtà è che siamo tutti d’accordo sul fatto che se dobbiamo scegliere tra Naval Group e Fincantieri, ovviamente noi preferiamo la prima e gli italiani la seconda. Inoltre, i francesi vogliono anche proteggere i cantieri navali più piccoli lungo la sua costa come Piriou, Socarenam e Cmn. Ciò significa che la creazione di un equivalente navale del costruttore aeronautico europeo Airbus dipenderebbe in primo luogo dalle aziende cantieristiche, “se riusciranno a fondersi”, ha detto Vaujour, ricordando anche che “non ci siamo riusciti con Fincantieri”. Quando Naval e Fincantieri crearono Naviris dichiararono che la joint venture avrebbe servito la Marina militare francese e quella italiana, ma avrebbe anche perseguito opportunità di esportazione al di fuori dell’Europa e sarebbe diventata leader nel consolidamento della cantieristica navale. Sebbene Naviris nel 2023 si sia aggiudicata parte di un contratto da 1,5 miliardi di euro per l’ammodernamento delle fregate franco-italiane di classe Horizon, il successo negli ultimi due settori è stato più limitato.

Ma Francia e Italia hanno tradizioni ed esigenze diverse

Secondo Vaujour esiste certamente un problema culturale e di tradizioni, infatti Francia e Italia hanno strategie molto diverse quanto alla costruzione e alle dimensioni delle navi: “noi ci stiamo orientando verso fregate più piccole, con la più recente Frégate de Défense et d’Intervention, (Fdi), che disloca 4.500 tonnellate, mentre il nuovo pattugliatore d’altura (Ppa) italiano disloca 7.000 tonnellate e il cacciatorpediniere Ddx è progettato per 14.000 tonnellate. Riteniamo che le dimensioni siano un po’ eccessive”.

La Fdi sta suscitando interesse da parte dei paesi europei perché la fregata è adatta a piccole marine, essendo un’imbarcazione accessibile che può essere gestita da un equipaggio ridotto. “Quindi abbiamo una visione divergente della nave del futuro”. Inoltre, Francia e Italia utilizzano anche modelli economici diversi, “con gli italiani che costruiscono e acquistano molte navi per la loro Marina che possono poi rivendere, consentendo di evadere rapidamente potenziali ordini d’esportazione”, conclude Vaujour.

Ora i francesi stanno discutendo con Naval Group per ordinare uno “scafo grezzo” che sarebbe disponibile per l’esportazione o che si unirebbe alla flotta francese prima del previsto in assenza di acquirenti. Naval Group attualmente ha un tasso di produzione minimo, ovvero una FDI all’anno, presso il suo cantiere di Lorient, ma afferma di poter raddoppiare la capacità a due all’anno, almeno secondo l’ammiraglio. La Francia ha ordinato cinque fregate Fdi a Naval Group, con la nave capoclasse Amiral Ronarc’h che ha completato le prove in mare il mese scorso.

La prima delle tre fregate Fdi per la Marina ellenica, la HS Kimon, ha iniziato le prove in mare il 21 maggio a Lorient. Vaujour osserva: “La prima domanda che i partner interessati alle Fdi chiedono è quanto tempo ci vuole per fornire una fregata? Questa è l’unica domanda che norvegesi, svedesi e danesi fanno. Certamente dobbiamo essere in grado di accelerare i nuovi contratti”. Secondo Vaujour un recente accordo tra Naval Group e la norvegese Kongsberg presuppone una potenziale vendita di fregate alla Marina Reale Norvegese, poiché Stoccolma sarebbe interessata alla Fdi, che è in concorrenza con progetti inglesi, tedeschi e italiani. Se la Francia si aggiudicasse l’appalto ci sarebbe una condivisione del lavoro con la Kongsberg. Ma noi italiani, e anche i tedeschi resteremmo a secco.

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