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«Bambini & Co», il ritorno alla musica di Paolo Pieretto

«Per dieci anni sono stato zitto, è naturale che adesso ne abbia di cose da dire». A parlare è Paolo Pieretto, organizzatore di eventi culturali («Per tento tempo sono passato dall’altra parte della barricata»), ma anche cantautore (non pentito) con due album all’attivo (“Artigiano di parole” del 2010 e “Ancora desiderio” del 2015). E parafrasando il titolo del suo disco, al brianzolo di origine, ma ormai pavese a tutti gli effetti, Pieretto (che oggi gestisce lo Stand Bike Cafè di Borgarello) il desiderio di comporre musica non è mai passato.

il nuovo singolo

Si intitola “Bambini & co”, ovvero tutto quello che avreste voluto dire sui cuccioli di uomo ma non avete mai osato dire, il nuovo brano di Pieretto, che anticipa il suo terzo album, “La gente vuole pezzi semplici”, in uscita in settembre per Maremmano Records. «“La gente vuole pezzi semplici” – spiega Pieretto – è un album manifesto composto da 9 comizi musicali, anche politicamente scorretti, che, nonostante l’apparente semplicità, nasconde numerose chiavi di lettura e, soprattutto, una critica diretta alla società e alle nostre vite». Così come il singolo (accompagnato da una visual lyrics di Pietro Grassi) che ne apre la strada: un’apparente invettiva verso i più piccoli che in realtà è un dito puntato contro gli adulti. «Il problema – scrive Pieretto in uno dei suoi sarcastici testi che accompagnano le canzoni – è che ne facciamo pochi (di figli), in genere uno solo e così siamo iperprotettivi, lo teniamo in una teca di vetro che quando poi si romperà lo metterà di fronte alla cattiveria del mondo a cui non sarà preparato e così andrà a sommarsi a una colonia di deficienti: ne avete qui un esempio davanti a voi! Un vero pirla».

ironia e autoironia

Un testo ironico e autoironico, com’è nello stile di Pieretto. Che così si racconta: «Mi chiamo Paolo Pieretto, sono un predicatore di canzoni attraverso comizi musicali. Da ragazzino sono stato folgorato dall’ascolto dei cantautori, ho capito che le canzoni sono il più potente mezzo di divulgazione delle idee e così mi sono fatto regalare la prima chitarra e mi sono trovato a scrivere. Ho fatto un sacco di incontri ed esperienze che mi hanno aiutato a crescere, esistono un paio di ragazze con tatuate le mie canzoni sulla pelle, ma la realtà dei fatti è che non sono riuscito a meritare di guadagnarmi da vivere con la mia musica. Non ho mai avuto l’attitudine e neanche la capacità tecnica per reinventarmi come frontman di una qualche cover-band e non sono stato capace nemmeno di inserirmi come autore, per quanto mi sarebbe piaciuto farlo. Sono però rimasto nella musica iniziando a lavorare nei locali e come organizzatore di eventi, rassegne, tour. Mi sono inventato alcune situazioni in cui proporre concerti, ho aperto e gestito locali, ho fatto direzione artistica di rassegne: ho messo sul palco gli altri, cercando sempre di offrire loro quello che avrei voluto ricevere io. Il problema è che ciò che sei ti viene a prendere prima o poi, anche se ti nascondi. Così una canzone è venuta a buttare giù la mia porta e mi ha trascinato a pensare a un nuovo disco che però prende le distanze dal cantautore che sognavo di essere da ragazzo per lasciare il posto a qualcosa che sta a metà strada tra il monologhista satirico e il canzonettaro». —

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