«Venite a trovare mio padre, è malato e la solitudine pesa»
TRIVOLZIO. «Chi può venga a trovare mio papà Paolo, per un saluto e per fargli vedere che amici, ex colleghi di lavoro e conoscenti sono tutti con lui». È l'appello che lancia da Trivolzio Elisa Francia, una delle figlie del signor Paolo, che sta affrontando una difficile malattia come la Sla (Sclerosi laterale amiotrofica). Martedì papà Paolo compirà 72 anni e la sua famiglia spera di fargli passare una giornata speciale. «Chi ci conosce - racconta Elisa - sa che mio papà sta affrontando una malattia dura, che lo ha cambiato nel corpo ma non nello spirito. Martedì compie gli anni e vorrei tanto potergli regalare una giornata piena di calore. Da quando sta male, non può più uscire né parlare e non può più essere parte della vita del paese come un tempo, e questo gli pesa».
Paolo, originario di Monghidoro (Bologna), si trasferì ancora bambino a Trivolzio e ha lavorato per tutta la vita come dipendente di Asm Pavia, specializzato nel ramo gas dell'azienda. Da quando si è ammalato lo accudiscono la moglie, Anna Silvia, Elisa e i suoi due fratelli, Laura ed Andrea, che pur essendosi trasferito a Udine per lavoro fa il possibile per stare accanto al padre. «È sempre stato un uomo pieno di energia - spiega la figlia -, sempre disponibile ad aiutare chi fosse in difficoltà. Lo appassionava molto la meccanica delle auto e chi aveva un problema con la propria vettura spesso si rivolgeva a lui per risolverlo. La sua grande passione era però quella di andar per tartufi con il suo cane in Oltrepo, questo sì gli manca tanto».
Ora quello che Elisa e la sua famiglia vorrebbero per papà Paolo sono gesti che non costano niente, ma che possono fare tanto bene al cuore. «So che non è facile - aggiunge - e so che vederlo in queste condizioni non è semplice. Fa male anche a noi ma fa ancora più male vederlo aspettare in attesa di una visita o di un saluto. Se avete conosciuto mio padre, se gli avete voluto bene, passate. Le porte di casa nostra sono sempre aperte. Bastano pochi minuti per fargli sentire che non è stato dimenticato: poche parole, uno sguardo, una stretta di mano come a dire “Ci sei ancora per me”. Per lui è importante. Grazie a chi vorrà esserci».