Sequestrati da 4 anni 2mila libri antichi: «Li ho comprati in negozio, ridatemeli»
IVREA. Un padre gesuita del Collegio Antoniano di Padova smercia libri della biblioteca nata nel XV secolo, che subì una dismissione nei primi anni del 2000, agli antiquari di Torino. Uno studioso per passione, di mestiere informatico, che sostiene che Cristoforo Colombo è in realtà un nobile piemontese appartenente alla dinastia bizantina dei Paleologi - che trovò casa in Monferrato -, che possiede una biblioteca di 4mila libri, ma poi si trova a processo insieme al figlio e a sua moglie, tutti difesi dall’avvocato Paolo Maisto, con circa 2mila tra libri e pergamene sotto sequestro. È un intrigo che sembra uscito da un libro di Umberto Eco quello che è andato in scena ieri, martedì 3 giugno, davanti alla giudice Maria Claudia Colangelo del tribunale di Ivrea.
Nato quando il 43enne Erasmo Brio, trovandosi in difficoltà economiche e costretto a cercare i soldi per curare sua moglie, decide di rivolgersi al padre Pier Costanzo di 81 anni. «Mio padre è sempre stato uno studioso - spiega Brio, sottoponendosi a esame -, io avevo la culla sotto la sua biblioteca, sono nato tra i libri antichi. Tanti accademici venivano a casa nostra in via Pietro Micca, a confrontarsi con lui. Purtroppo, trovandomi in difficoltà economiche, dovetti chiedergli aiuto. E lui, pur non volendo, mi disse di vendere l’unica cosa di valore che gli era rimasta: i libri. Provammo inizialmente dai librai, ma non ci offrivano abbastanza. Così mio padre mi suggerì di metterli all’asta su Ebay. Per farlo aprii un account a nome di mia moglie, perché il conto era suo».
Nel frattempo, però, il Nucleo tutela del patrimonio dei carabinieri aveva iniziato a indagare su una serie di libri trafugati proprio dalla biblioteca del Collegio Antoniano, in dismissione nei primi anni 2000. Riferirà un operante di Torino, chiamato a testimoniare, che i tomi risultarono acquistati dal padre Pier Costanzo, alla libreria Soave di Torino, seppure nella citazione a giudizio la provenienza dei tomi viene rubricata come “ignota”. La pm aggiungerà che pare che Soave li avesse comprati da un padre gesuita del Collegio. Tutte circostanze, però, che non fanno parte del processo sui 4 tomi. D’altronde lo stesso imputato Pier Costanzo Brio riferirà di non ricordare precisamente dove ha comprato quei quattro tomi. Sicuramente da una delle librerie antiquarie di Torino che frequentava, tra cui c’era anche Soave. Si dice sicuro, però, di averli comprati prima del 2000 e forse anche prima del 1992, anno in cui scrisse l’articolo su Colombo, per cui si servì proprio della prima e seconda parte (due volumi) delle “Historie del suo tempo anno 1560” di Paolo Giovio, vescovo cattolico. Gli altri tomi sono “Ioannis Petri Maffei Bergomatis e Societate Iesu Historiarum Indicarum Libri XVI anno 1589” e “Romanae Correctionis in latinis Biblis editionis vulgatae anno 1603”.
Durante la perquisizione Viù, infatti, i carabinieri hanno sequestrato circa 2mila tra volumi a stampa, manoscritti e pergamene. «Anche cose che non c’entravano nulla e che gli ho fatto vedere io», spiega Pier Costanzo Brio in tribunale. L’avvocato Paolo Maisto spiega durante l’udienza di non aver ricevuto nessun altro avviso di garanzia. Il sequestro, però, era incardinato alla procura di Torino. Eventuale istanza dovrà essere presentata lì. Nel frattempo la storia dei quattro tomi andrà a sentenza il 15 settembre a Ivrea.