Disagio giovanile a Ivrea, educatori di strada nelle zone calde
IVREA. Ivrea in prima linea affronta il disagio giovanile: approvato venerdì 23 maggio un progetto volto a individuare i bisogni di adolescenti e post adolescenti, con particolare attenzione alle situazioni di fragilità, marginalità e stigma che possono tradursi in episodi di conflittualità e devianza. Un progetto in collaborazione con enti e gruppi del territorio, che incontreranno l’amministrazione per una prima riunione il 9 luglio nel palazzo comunale.
«Si tratta di un progetto che vuole rispondere anche al tema della sicurezza e dei conflitti che si formano tra alcuni gruppi di giovani e commercianti o altri cittadini – commenta la vicesindaca e assessora alle politiche sociali di Ivrea Patrizia Dal Santo –. L’obiettivo è trovare una risposta non solo repressiva e securitaria al problema, ma anche sociale, che vada cioè ad agire sulle cause sistemiche che poi danno vita a certi fenomeni, oltre che promuovere una ragionamento sull’uso condiviso dello spazio pubblico».
Un progetto nel quale il Comune ha deciso di investire. Si tratterà infatti di un intervento straordinario, i cui fondi proverranno direttamente dall’avanzo di bilancio. Le risorse, ipotizzate tra i 50mila e i 90mila euro, andranno a finanziare una progettualità inevitabilmente breve, si presume di circa 5 mesi, con però l’obiettivo di risultare quanto più possibile incisivi, andando ad esplorare il fenomeno nell’attesa di trovare risorse più stabili.
Tra queste, un bando della Regione sui giovani, di durata biennale, che se vinto potrebbe dare continuità ad azioni dimostratesi utili in questa prima progettualità. «Il programma avrà una prima fase di coprogrammazione e coprogettazione – continua Dal Santo –. È necessaria una prima fase di incontro con enti e gruppi competenti sul tema, per capire i bisogni sui quali agire, e per entrare in contatto con personale specializzato, come educatori e animatori di strada. Un primo incontro con le varie realtà avverrà già il 9 luglio, al quale potranno prendere parte anche gruppi informali, come quello delle mamme per la sicurezza appena costituito. Seguiranno altri due incontri nei quali cercheremo di scrivere il progetto».
«L’obiettivo è arrivare a inizio agosto preparati e dare il via ai lavori in settembre, così da sfruttare i mesi che abbiamo davanti il più possibile - prosegue l’assessora -. L’idea è quella di agire su tutto il territorio cittadino, ma in particolare sulle aree dove il fenomeno si manifesta con maggiore evidenza, quindi centro storico, stazione e quartieri periferici. Siamo già in contatto con l’Università della strada gestita dal gruppo Abele, onlus con grande esperienza nel settore, e con alcuni attori del territorio, come il consorzio Inrete e gli enti del terzo settore che portano avanti questo tipo di interventi». «Tra gli esempi da cui prendiamo spunto - conclude Dal Santo - un progetto attivo in una piscina di Bergamo e un altro in un centro commerciale di Bologna. L’utenza di entrambi i luoghi lamentava infatti la presenza di giovani dal comportamento problematico, che infastidivano gli altri clienti e compievano piccoli furti e risse. In entrambi i casi, a fronte di un primo intervento delle forze dell’ordine rivelatosi inefficace, si è deciso di procedere con un progetto educativo di strada che coinvolgesse le varie parti. Un approccio rivelatosi così efficace che nel caso di Bologna una seconda parte di progetto è stata finanziata direttamente dal centro commerciale stesso».
«Proprio nell’ottica di implementare l’educativa di strada, molto importante sarà la collaborazione con le comunità straniere e con i migranti di seconda generazione, per conoscerne conflitti e difficoltà – sottolinea infine l’assessora all’integrazione di Ivrea Gabriella Colosso –. Sarà necessario affrontare le varie problematiche per creare occasioni di ascolto e di nuova narrazione. Saranno occasioni per riflettere anche sul cosa significhino l’integrazione e il vivere assieme».