Picchia i genitori, poi i poliziotti: arrestato 22enne di Ivrea
IVREA
Si è presentato di nuovo a casa dei genitori nonostante il divieto di avvicinamento. Ad aprile era stato già arrestato perché li aveva aggrediti, rivolgendosi in particolare alla madre, pretendendo del denaro.
Stavolta, invece, il 22enne all’1.45 di notte ha cominciato a bussare con veemenza alla porta di quella che fino al mese di aprile, era casa sua, in via Palestro. Durante il giudizio direttissimo, però, il giudice Edoardo Scanavino ha applicato di nuovo la misura del divieto di dimora. L’uomo è difeso dall’avvocato Alberto Bazzani, il caso è seguito dalla pm Elena Parato. Questa volta, oltre a cercare di entrare disperatamente dentro casa, ha picchiato anche gli agenti del commissariato di Ivrea e Banchette causandogli lesioni guaribili in 4 giorni. È accusato di aver violato il divieto di avvicinamento e di resistenza a pubblico ufficiale.
È arrivato alla porta di quella che fino ad aprile era anche casa sua, già in evidente stato di alterazione psicofisica, dovuto probabilmente all’abuso di sostanze alcoliche. Ha rovesciato la spazzatura, voleva entrare dentro casa. Era scalzo, aveva abrasioni ai piedi. Diceva di esser caduto in bicicletta.
Voleva prendere dei vestiti, visto che ora vive alla giornata. Ad aprile, però, era già stato arrestato per aver aggredito prima la madre 51enne, poi il padre 54enne.
Quando i poliziotti sono accorsi sul posto ha reagito prendendoli a calci e pugni. Nonostante questo sono riusciti ad arrestarlo in flagranza di reato, prima di andarsi a far medicare in pronto soccorso, ricevendo quattro giorni di prognosi.
L’uomo, di cui non scriviamo le generalità per tutelare i genitori, ha già un processo in corso per maltrattamenti ai danni dei genitori. I maltrattamenti in famiglia sono un reato da codice rosso punito con la reclusione da tre a sette anni.
Come per lo stalking, bisogna dimostrare che il reato è continuato, ovvero devono darsi più condotte nel tempo. Differisce, però, perché deve trattarsi di «una persona della famiglia o comunque convivente, o una persona sottoposta alla sua autorità o a lui affidata per ragioni di educazione, istruzione, cura, vigilanza o custodia, o per l’esercizio di una professione o di un’arte».
L’ultimo episodio era accaduto nel mese di aprile, quando l’uomo pretendeva soldi dai genitori. Quella volta erano riusciti a scappare in strada. La madre non aveva rifiutato, gli aveva semplicemente chiesto di aspettare il giorno dello stipendio. Lui, però, anche in quel caso aveva abusato di sostanze alcoliche.
Così aveva reagito prima contro la donna, poi contro il padre che ha cercato di intervenire.