Si litiga sul nulla. Uniamo le forze per il calcio pavese
Si litiga. Pavia ha una squadra in serie D (finalmente), un livello basso rispetto alle altre città capoluogo di provincia. Inter e Milan a parte, in Lombardia ci sono Brescia, Atalanta, Cremonese e Como. Appena sotto Mantova, ecc.. Solo Varese e Sondrio sono in D come noi. Credo che Pavia meriti almeno la Serie C (e di restarci con continuità). Però non ce la facciamo. E si litiga per un pezzo di carta che non ha valore.
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Si litiga perché i Sioux (un gruppo di tifosi) hanno comprato all’asta in tribunale il logo dell’AC Pavia, la società fallita quando era in mano ai cinesi. E con il logo, questi tifosi pensano di avere in mano la squadra e la società. Qualcuno gli spieghi che le cose non stanno così.
Io, con l’ex sindaco Depaoli, sono fra i fondatori del Pavia 1911. Si tratta, dopo vari passaggi di mano, dell’attuale società che milita in serie D. Tentare di iscriversi ai campionati con il nome di Ac Pavia è impossibile, perché la Federcalcio quel nome l’ha cancellato in seguito al fallimento. Dunque, il logo comprato in tribunale (per 25 mila euro + Iva) è solo un pezzo di stoffa, un simbolo, che può valere tanto per i tifosi, ma nulla per le regole federali.
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Detto questo, giusto per chiarire i fatti, torniamo alle liti di questi giorni. Siamo pochi (il Pavia non trascina le folle) e divisi. Da una parte il Pavia che gioca in serie D e che ha lo stadio Fortunati in concessione dal Comune (fino al prossimo campionato). Dall’altra l’Athletic Pavia, che ha in concessione un altro campo comunale (in via Stafforini) e che, adesso, forte del regalo fatto dai Sioux (ovvero il logo) vorrebbe giocare in futuro al Fortunati e chiamarsi, in futuro, Ac Pavia. Secondo me, il povero Pietro Fortunati si gira nella tomba. Lui, che si era tanto prodigato per tenere alto il nome del Pavia (e a quei tempi, lo stadio era stracolmo). Ecco, salvo eccezioni, da allora si è andati sempre più giù.
A capo della società c’è il presidente Nucera, tanto contestato, è vero, ma l’unico, finora ad aver messo mano al portafogli. La Pavia che brilla nelle classifiche del reddito pro capite, dei depositi bancari, delle ricchezze nascoste, dove è? Se proviamo a fare una bella riunione, non c’è uno che alzi la mano.
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Vista la situazione, adesso, si potrebbero unire le forze, mettere insieme i litiganti, chiamare il Comune a fare da mediatore. C’è tanto da fare. Per esempio ci sono i campi dietro lo stadio, abbandonati da anni, impossibile utilizzarli. Il Fortunati, poi, avrebbe bisogno non solo di una bella verniciata, ma di un intervento per renderlo almeno decoroso. Però la palla passa da un campo all’altro, le responsabilità si rimbalzano. Nessuno fa niente. E se c’è da fare qualcosa, ecco, la prima cosa è litigare. Poi si vedrà.
Ma si litiga su un pezzo di stoffa (il logo, appunto) che non ha valore giuridico e che la Federcalcio non vuole neanche vedere. E allora perché litighiamo? Per il gusto di farsi vedere? Per strappare qualche titolo sul giornale? Le robe da fare sono altre. Se il Comune vuole farsi sentire, direi che è giunta l’ora. Sennò ci sorpassano anche Varese e Sondrio. No, dopo il Sondrio no. Che forse non ha neanche un campo tutto in piano (scusate la battuta).