Sciopero con presidio al Carrefour «I lavoratori non ce la fanno più»
/ IVREA
Lavoratori in sciopero per l’intera giornata di oggi, sabato 14, all’ipermercato Carrefour di Burolo, con un presidio dalle 9 alle 12 per dare voci e volti alle preoccupazioni di 122 addetti rispetto alle attuali condizioni di lavoro, e rispetto al futuro. A proclamarlo, dopo l’incontro avuto venerdì scorso con Gs spa che sovrintende al marchio della Gdo, i sindacati confederali per 12 ipermercati e mini iper a insegna Carrefour del Torinese.
Il Canavese, oltre a Burolo, rientra nella protesta anche con il punto vendita di Chivasso (circa 60 addetti).
Alla vigilia della mobilitazione, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil sono durissimi nel denunciare condizioni lavorative «sempre più insostenibili per carichi di lavoro eccessivi», in nome di una produttività «calcolata dall’ algoritmo che non tiene conto delle variabili umane, e un organico insufficiente che va a sommarsi a una «promiscuità esasperata delle mansioni senza adeguata formazione» e una «gestione incontrollata delle trasferte», strumento con cui «l’azienda sposta il personale da una sede all’altra per rispondere alla carenza ora di questo ora dell’altro negozio, senza metter mano a una vera organizzazione del lavoro e senza investire in nuove assunzioni, e causando stress e disagi personali». Lo avevano già ripetuto l’anno scorso, durante la vertenza degli iper che avrebbe portato a dichiarare - per quanto riguarda Burolo - 13 esuberi, poi ridotti a 6 in virtù dell’accordo raggiunto in extremis in Regione a inizio primavera. «Sapevamo che con la mobilità sarebbero andati ulteriormente in sofferenza, già erano ai minimi termini prima, ora sono allo stremo». «Mi limito a fare due conti – interviene Michele Racanelli di Filcams Cgil Canavese – Burolo oggi conta 122 persone (69 part time, 53 full time). La superficie viaggia attorno ai 6.200 mq. Significa che ogni addetto ha da gestire in area vendita un “appartamentino” di quasi 60 mq, il che è insostenibile. E infatti, oltre ai 6 già usciti, ci sarebbero altre persone che vorrebbero andarsene, non tanto per andare in pensione, ma proprio perché non ce la fanno più. Cosa vuoi aspettarti, tu azienda, nel momento in cui scegli di avere sempre meno personale con le stesse cose da fare di prima? Per non parlare dei continui trasferimenti a termine a seconda di dove fanno più comodo. A Burolo ce ne sono stati verso Vercelli. E glissando pure sulla fungibilità tipica dei discount, per cui tu lavoratore non ti occupi solo della mansione per cui eri entrato inizialmente, ma rimbalzi da un ruolo all’altro fino alla fine dell’orario di lavoro». Nell’incontro di venerdì scorso, «l’azienda si è detta in sofferenza in fatto di vendite – ancora Racanelli –. La mia proposta è stata fare come tutta la grande distribuzione fa, quando iniziano a calare i volumi, e cioè ridurre l'area vendita per cercarsi dei partner commerciali sul no food. Lo ha fatto Bennet di Pavone, per esempio, con Media World. Ma non decidono i nostri interlocutori. Decide il Ceo, ce l’hanno detto». Aperto a inizio anni 90, l’ipermercato di Burolo ha visto ridurre progressivamente il personale, passando da un ammortizzatore sociale all’altro. Negli ultimi anni è stato lo stesso modello dei grandi ipermercati ad essere piombato in crisi profonda. Tra Ivrea e Burolo inoltre non è mistero di come la concorrenza sia più che affollata.
«Questa azienda si fa dettare l'organizzazione del lavoro da un programmino chiamato Sipo – sottolinea Luca Sanna (Uiltucs Uil) – inventato dagli ingegneri per determinare il fabbisogno di ore nei vari reparti. Ma attenzione, questa non è una catena di montaggio, intervengono altre variabili nell’organizzazione del lavoro. Come se non bastasse questo, spostano la gente da un supermercato all’altro come fossero pedine di una scacchiera. E per di più manca un piano industriale». Ma manca anche la sensibilità, puntualizza infine Marilena Rocco (Fisascat Cisl), «rispetto a quello che succede realmente nei punti vendita, il malessere del personale. Cosa vuole fare l’azienda per rimanere aperta? Di sicuro non si può continuare così. Noi puntiamo sul benessere dei lavoratori che in questo momento, in questa catena, non c'è più».