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Le “Donne per la pace” oggi a Pavia per Gaza: «Sgomente e addolorate non possiamo tacere»

PAVIA. «Non possiamo stare in silenzio». È stata l’impotenza insopportabile «di fronte al massacro in corso a Gaza» da parte del governo israeliano a spingere un gruppo eterogeneo di donne dai 40 agli oltre 70 anni a unirsi. Sabato 14 giugno saranno in piazza della Vittoria dalle 10 alle 19 in presidio per raccogliere firme e chiedere al Governo e alle istituzioni locali interventi immediati a sostegno della popolazione civile di Gaza. Il gruppo Donne pavesi per la pace è nato con un tam tam su Whatsapp partito da Gabriela Giovilli e Pierluisa Robecchi che ha raccolto oltre 160 firme in due giorni. Da questo sentire comune tra tante donne è nata l’idea di continuare, dal vivo. E quindi ecco le riunioni, le iniziative, il presidio.

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«Siamo sconcertate e addolorate - spiega Giovilli, ex insegnante e progettista sociale -. Delle 60mila vittime “ufficiali”, il 70% sono donne e bambini. Il rapporto di Un Women testimonia come oltre 28mila donne e ragazze siano state uccise dall’inizio del conflitto: madri, figlie, sorelle, mogli, amiche che lasciano un vuoto incolmabile. Donne bersagli diretti della violenza fisica, sessuale, psicologica che ogni guerra riserva. Il blocco degli aiuti umanitari ha causato enormi conseguenze sulla sopravvivenza delle donne incinte che partoriscono dove possono, senza assistenza, con altissimi rischi di infezione. Le donne con le mestruazioni non possono accedere a materiali e servizi igienico-sanitari, rischiando complicazioni mediche. Sono aumentati gli aborti spontanei e le morti per parto. I reparti maternità sono stati distrutti e anche la più grande clinica per la fecondità di Gaza. Dobbiamo, possiamo essere la loro voce».

L’appello chiede al governo e agli enti locali di adottare iniziative concrete per fermare il «massacro di Gaza», sanzioni e isolamento internazionale del governo israeliano. Fra le promotrici c’è Elisa Moretti, fotografa, ex insegnante: «È un gesto simbolico - spiega - per sensibilizzare anche le persone meno attente. Non risolveremo la situazione, ma più voci si uniscono, più si fa». «È una situazione che ci tocca tutte - spiega Giuseppina Cappellini -. Meglio riuscire a fare poco che non fare niente». Rosina Tallarico è tra le prime 20 firmatarie: «Sono un’artista - spiega - e l’arte è attenzione al mondo, alle persone. Vogliamo invitare altre persone a non girarsi dall’altra parte». Valeria Gatti ha organizzato nei mesi scorsi due mostre a Pavia e San Martino con i disegni dei bambini di Gaza, è una delle più giovani: «A ottobre 2023 ho cominciato a vedere una dissonanza tra le distruzioni e quanto mostrato sui social da chi era sul posto e quello che veniva raccontato. Devo ringraziare giornalisti come Michela Chimenti (autrice del podcast Re.tour e di un progetto fotografico nella striscia) e Valerio Nicolosi, per aver raccontato quello che accadeva, il fotografo palestinese Motaz Azaiza. Il nostro potere è parlare di quello che sta accadendo, per spingere la politica a muoversi. E aiutare economicamente i gazawi : col blocco a Gaza tutto costa tantissimo». «L’impotenza appartiene al singolo - spiega l’antropologa Amalia Rossi - ma quando ci si unisce, si spera di rendere tante piccole impotenze incisive».

Le altre prime firmatarie: Cristina Religioso, Ada Della Porta, Matilde Buccolieri, Lucia Gallo, Gabriella Repossi, Renza Sacchi, Carmen Pagano, Mariangela Robecchi, Rosanna Caprera, Domizia Clensi, Angela Macelli, Claudia Ambrosini, Fabiola Nardo, Elena Presepio, Vanna Jahier. È possibile firmare anche a Cafe, Bacaro Poetico, Sottovento, libreria Delfino, Elda Papa Sartoria, Girasole di Travacò, Campea in Borgo, Aps Borgo, Amici della Mongolfiera. —

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