Export, per l’economia pavese il 2025 è partito male: meno 3,4%
PAVIA. Dopo un 2024 positivo (+3%), il 2025 è cominciato male per l’export pavese, che nel primo trimestre indietreggia del 3,4% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il settore dei macchinari, leader in provincia e che rappresenta il 22% del valore delle esportazioni pavesi, segna un pesante arretramento (-8,1%), assieme ad altri due comparti di rilievo (metalli di base e prodotti in metallo, -14,5%, sostanze e prodotti chimici -3,8%). Sul fronte opposto si segnala l’ulteriore crescita del farmaceutico (+6,5%), secondo settore per valore delle esportazioni, e il lieve incremento dell’alimentare (+1,2%).
I motivi del calo
Sul cattivo risultato della meccanica pesa da un lato la crisi tedesca dell’automotive, dall’altro la situazione internazionale tra dazi e guerre. «La Germania è trainante sull’automotive e lo stop tedesco ha inciso in maniera pesante – dice Daniele Cerliani, alla guida dell’omonima azienda che produce ganci, navette e capsule per macchine per cucire – ho parlato anche con i colleghi del comparto meccanico in provincia e le conseguenze si sono avvertite in maniera particolarmente rilevante alla fine dello scorso anno, novembre e dicembre sono stati i mesi peggiori. Poi è cominciata una leggera ripresa che speriamo sia confermata. La nostra provincia è coinvolta indirettamente nella crisi dell’automotive, è tutta una catena a essere interessata. Noi stessi, ad esempio, che siamo nel settore cucitura: si pensi ad airbag e cinture di sicurezza».
Poi c’è un quadro internazionale che non aiuta. Anzi. «Negli Stati uniti c’è stata prima la grande incertezza sull’esito delle elezioni presidenziali e poi sui dazi annunciati da Trump – dice Cerliani – i nostri clienti americani non sanno come muoversi, se cambiare strategie, magari creando delle aziende all’estero. Trump un giorno dice una cosa e il giorno dopo un’altra. L’incertezza è peggiore di una decisione sbagliata perché non consente di percorrere soluzioni alternative. E poi ci sono i nuovi focolai di guerra, invece di chiudere i conflitti in atto se ne aprono di nuovi».
Regione divisa a metà
Il dato complessivo della provincia, quel -3,4%, è il peggiore dopo Como (-5%), in una Lombardia che è divisa a metà tra territori che guadagnano e altri che invece fanno registrare passivi nel valore delle esportazioni. Nel complesso l’export lombardo «cresce su base annua dell’1% nel primo trimestre 2025, assestandosi a 40,7 miliardi di euro, in linea con il livello medio degli ultimi due anni», come riporta l’analisi di Unioncamere.
Tra i settori, molto bene gli articoli farmaceutici (+30,5%) e poi i prodotti alimentari (+8,7%), le sostanze e i prodotti chimici (+2,8%). Male l’aggregato degli altri prodotti (prevalentemente mobili, gioielleria, strumenti medici e dentistici e articoli sportivi, -6,0%), computer, apparecchi elettrici ed elettronici (-3,0%); mezzi di trasporto (-3,7%); gomma e materie plastiche (-3,4%); metalli di base e prodotti in metallo (-2,5%) e contrazione minima per i macchinari (-0,2%). —