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Aumentano i lavoratori poveri: l’allarme della Caritas pavese

PAVIA. È diventata cronica la povertà. Ed è povero non solo chi è disoccupato, ma anche chi ha un lavoro, con un reddito così basso da non riuscire a pagare affitto e spese sanitarie o a mantenere i figli. Caritas Pavia scatta una fotografia impietosa di una vulnerabilità sociale ed economica che sta cambiando volto, meno emergenziale, più permanente.

Circolo vizioso

Il 52% delle famiglie segnala di trovarsi in una situazione di indigenza trasmessa dai propri genitori. Insomma chi nasce povero rischia di non uscire dal tunnel perché la povertà è diventata così strutturata da trasmettersi di generazione in generazione, «non vi è più la possibilità di crescere attraverso un ascensore sociale, per questo vanno individuate politiche per sostenere il reddito e combattere la fragilità», spiega don Franco Tassone, direttore della Caritas diocesana e parroco del Santissimo Salvatore sottolineando che il 27,8% delle persone è in carico da oltre cinque anni e oltre un assistito su quattro (26,7%) vive in una condizione di disagio stabile e prolungato.

In mille agli incontri

Il centro d’ascolto nel 2024 ha incontrato 1.026 persone. Persone fragili che, per la prima volta, hanno bussato alla porta dell’ente per chiedere aiuto. Il 78% di chi viene seguito da Caritas si trova in condizioni di povertà economica, il 44% ha problemi di occupazione, il 23,5% ha un lavoro che non è più una garanzia e non protegge dall’indigenza. Crescono infatti i working poor, i lavoratori poveri, soprattutto nel settore dei servizi, quello che traina il record fragile dell’occupazione italiana: colf, badanti, operai edili, corrieri, camerieri, commessi. Percorsi precari, contratti saltuari, part-time involontari, stipendi bassi.

Mezza età a rischio

L’età media delle persone accolte e sostenute è oggi di 47 anni e cresce la presenza degli anziani: se nel 2015 gli over 65 erano solo il 7,7%, oggi sono il doppio. Restano strutturali le difficoltà delle famiglie con figli, che costituiscono il 63,4% degli assistiti. L’ente di via XX Settembre segna in rosso la questione della casa e la povertà sanitaria. Il disagio abitativo è al momento una delle dimensioni più critiche, al punto che il vescovo Corrado Sanguineti, durante le celebrazioni delle Sante Spine, aveva sottolineato proprio l’emergenza casa come uno dei bisogni della città. Una delle sfide più urgenti a cui dare risposta, aggiunge don Tassone, ricordando che «il problema non riguarda solo le persone senza fissa dimora, ma coinvolge un numero crescente di famiglie che incontrano difficoltà nel trovare o mantenere un alloggio dignitoso e accessibile».

Varie fragilità

Il 22,7% di chi chiede aiuto ha gravi problemi abitativi. C’è poi il 15% delle persone assistite che «vive in condizioni di fragilità sanitaria, spesso legata a patologie gravi e alla mancanza di risposte da parte del sistema pubblico», spiega il direttore di Caritas, ricordando che il 57,2% chiede farmaci, il 28,9% visite mediche, l’11,2% sussidi per le spese sanitarie. Il numero degli assistiti registrati è aumentato del 3% rispetto al 2023 ma, rispetto al 2014, il dato appare «decisamente allarmante» con un incremento del 62,6%. Caritas Pavia, solo per sostenere il Centro di ascolto e alcuni aiuti immediati, spende circa 190mila euro. —

Stefania Prato

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