Novak Djokovic, sarà l’ottava meraviglia a Wimbledon? Tra poca preparazione e tanti sogni
Definire Novak Djokovic come “terzo incomodo” ci fa tornare indietro di quasi vent’anni, quando nel dualismo Federer-Nadal da 15 Slam in 5 anni sbucò il serbo all’epoca 21enne con il suo primo Slam, l’Australian Open del 2008. Da lì in poi ne sono arrivati altri 23, oltre ad una medaglia Olimpica che lo ha incoronato per molti come GOAT di questo sport.
Lasciando i dibattiti altrove, Novak Djokovic ha vinto tutto ciò che un tennista possa ambire: dagli Slam alle Finals, dalle Olimpiadi alla Coppa Davis. Una vera e propria incetta di trofei che non gli ha impedito di arrivare nel 2025 ad avere ancora fame: semifinale agli Australian Open (ritirato contro Zverev), finale a Miami, 100esimo titolo in carriera a Ginevra e altra semifinale Slam, stavolta al Roland Garros dove ha perso contro Jannik Sinner senza sfigurare e impegnando il numero uno al mondo per quasi 3 ore e mezza.
Insomma, voglia di smettere Djokovic non ne ha. Anzi, lui stesso ha rilanciato puntando al 2028 con le Olimpiadi di Los Angeles. Qualcuno poteva pensare che dopo averle vinte avrebbe appeso i Cinque Cerchi al chiodo e invece no: “L’unica cosa che ho in mente e che mi dà motivazione sono le Olimpiadi del 2028 a Los Angeles, ancor più dei tornei dello Slam. Quel momento in cui indossi lo stemma del tuo Paese, quando vivi nel villaggio con i migliori atleti olimpici, quella sensazione: quello è lo sport“.
All’estate 2028 mancano poco più di 3 anni e in questo lasso di tempo ci sono ancora una dozzina di Slam e gli ultimi due, come abbiamo vinto, hanno visto un Novak ancora ad altissimi livelli, che si è arreso solamente contro avversari nei piani superiori del ranking ATP.
Wimbledon, Djokovic andrà senza “minuti ufficiali”
Per quanto riguarda l’imminente Wimbledon, Djokovic arriverà al terzo Slam dell’anno con il solo test al Giorgio Armani Tennis Classic, torneo esibizione sui campi del Hurlingham Club. L’obiettivo è quello di testare la condizione fisica e affinare gli ultimi dettagli a pochi giorni da Wimbledon. Si tratta della sua quarta partecipazione consecutive dopo quelle che lo hanno visto vincere contro Felix Auger-Aliassime (2022), Frances Tiafoe (2023) e Daniil Medvedev (2024).
Quale sarà il ruolo di Djokovic a Wimbledon? Bella domanda, a cui la risposta la potrà dare solo il campo. Sulla carta però è difficile non (ri)mettere Novak come “terzo incomodo”, subito dopo i due alieni Jannik Sinner e Carlos Alcaraz. Naturalmente avranno voce in capitolo i vari Jack Draper, Alexander Zverev, Taylor Fritz, Lorenzo Musetti, Holger Rune e compagnia, ma ovviamente è impossibile non mettere il 7 volte campione e due volte consecutive vice-campione più in alto di (quasi) tutti.
Terzo incomodo: oggi come ieri, ma con differenze
Terzo incomodo sì, ma in maniera diversa. Prima era il giovane ribelle che si azzardava a scomodare un binomio quasi intoccabile, che lui stesso ancora oggi ricorda come un momento difficile della sua carriera: “Mi comportavo e mi sentivo ancora come un bambino indesiderato. Mi chiedevo perché fosse così, mi faceva male“, racconta rievocando i ricordi.
Ora però il suo ruolo da terzo incomodo è completamente diverso. Djokovic non deve più dimostrare niente a nessuno, se non forse solo a sé stesso a causa della sua meravigliosa voglia di restare al top, oltre ad avere un divario d’età molto più importante con Sinner e Alcaraz rispetto a quanto ce ne fosse con Nadal e Federer. Insomma, gli anni passano e le circostanze cambiano, ma la cosa più importante è che Djokovic (a livelli alti) ci sia ancora.