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Redavalle, «Anziani maltrattati nella casa alloggio»: il pm chiede il processo per la titolare

REDAVALLE. Pasti con latte annacquato e fette biscottate, escrementi e urina per terra, anziani ospiti lasciati senza pannolone. Ma nell’elenco delle contestazioni mosse dai magistrati c’è, oltre all’accusa di maltrattamenti, anche quella di caporalato: personale pagato con cifre tra i 60 centesimi e i 4,90 euro l’ora, che lavoravano anche fino a 12 ore al giorno e che dormivano in un ripostiglio della struttura. La Procura di Pavia ha tirato le somme dell’indagine a carico di Liana Fasullo, 51 anni di Lungavilla, titolare della casa alloggio per anziani “Casa dei nonni” di via Garibaldi a Redavalle chiusa a marzo dello scorso anno dal Comune dopo un’ispezione dei Nas e dopo che un lavoratore, Gjorgi Kuzman, 45 anni, aveva diffuso un video-denuncia che riprendeva la gestione degli ospiti all’interno della struttura.

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L’ex dipendente è tra le 15 parti offese (11 sono ex ospiti e 4 sono ex lavoratori, due rappresentati dagli avvocati Francesco e Pierluigi Vittadini) indicate nell’atto con cui la Procura ha già chiesto il processo per Fasullo. La donna, che aveva in gestione anche un’altra struttura a Pieve Porto Morone e che è rappresentata dall’avvocato Alfredo Barietti, potrà difendersi nell’udienza preliminare cominciata ieri davanti alla giudice Maria Cristina Lapi, che dovrà decidere sul processo, e rinviata al 23 settembre.

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La denuncia dai filmati

Il caso era esploso dopo che un dipendente della struttura, ex detenuto del carcere di Pavia in affidamento in prova ai servizi sociali, da alcuni giorni al lavoro all’interno della struttura, aveva filmato con il suo cellulare quello che accadeva nella casa alloggio, destinata a ospitare solo anziani autosufficienti. La denuncia, inviata anche alla trasmissione “Le Iene”, oltre che ai carabinieri di Santa Giuletta, portò alla chiusura della struttura di Redavalle e al trasferimento degli ospiti in un altri alloggi. Qualche giorno prima della chiusura, il 20 marzo, era scattata l’ispezione dei carabinieri e dei Nas, che avevano constatato diverse irregolarità, a cominciare dalla presenza di 11 anziani (a fronte di un limite di 4 posti) affetti da patologie come demenza senile e Alzheimer. Anziani, quindi, che non potevano essere ospitati nella struttura, destinata solo ad autosufficienti. La titolare si era difesa: «Mai maltrattato gli ospiti, questa è una vendetta personale perché ho licenziato il dipendente». Ma la relazione dei Nas, inviata in Procura, mise in risalto diversi problemi, a cominciare dalle «pessime condizioni igienico-sanitarie negli appartamenti al primo piano, dove – si riscontra la presenza di escrementi mal puliti sui pavimenti e forte odore di urina».

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L’accusa di maltrattamenti

Tra gli episodi elencati nell’atto con cui la Procura chiede il giudizio si parla di prese elettriche senza copertura, assenza di dispositivi di sollevamento e presenza di barriere architettoniche, assenza di bagni attrezzati per la disabilità. Inoltre, secondo l’accusa, gli anziani venivano tenuti al freddo, senza riscaldamento, e con abiti inadeguati alle temperature. Contestazioni anche sul fronte del cibo: gli ospiti sarebbero stati nutriti con alimenti non adatti e insufficienti, come tazze di latte e fette biscottate.

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