Ivrea, la zona rossa non è più terra di nessuno: 112 allontanamenti e 2.550 controlli
IVREA. La zona rossa non è più terra di nessuno. La stazione, il Movicentro e le aree limitrofe che per mesi hanno vissuto sotto l’assedio di microcriminalità e degrado sono presidiate in forze da forze dell’ordine che non mollano la presa. E i numeri ufficiali lo confermano: 2.550 persone controllate in meno di due mesi e 112 ordini di allontanamento emessi per spaccio, aggressioni e reati contro il patrimonio. È il bilancio aggiornato dalla Prefettura di Torino al 25 giugno, e segna una svolta netta in una delle zone più sensibili della città.
La stretta è partita il primo maggio con l’istituzione del Dacur, il divieto di accesso alle aree urbane per soggetti pregiudicati e pericolosi. Il cuore della città, in particolare l’area della stazione, è stato trasformato in un presidio permanente. Non più semplici passaggi, ma una pressione costante e coordinata: carabinieri, polizia di Stato (con rinforzi dal Reparto prevenzione crimine di Torino), guardia di finanza, polizia ferroviaria e municipale agiscono in sinergia, coprendo ogni fascia oraria e ogni varco d’ingresso.
Il bilancio dettagliato degli allontanamenti è eloquente: 32 provvedimenti per reati legati alla droga, 34 per reati contro la persona e 45 per reati contro il patrimonio. Un colpo diretto ai tre pilastri del disagio urbano che, nei mesi scorsi, avevano reso invivibili intere porzioni del centro. «Oggi la situazione è cambiata – aveva sottolineato Luisa Marchelli di Ascom Ivrea – Non solo si vede la divisa, ma si percepisce che chi disturba viene allontanato. È un segnale forte, concreto, che sta producendo risultati visibili».
I commercianti sono stati tra i primi a denunciare l’escalation di degrado. Ascom aveva raccolto segnalazioni e le aveva trasmesse direttamente alla prefettura, chiedendo attenzione e interventi. «Non chiedevamo miracoli – prosegue Marchelli – ma risposte. E ora possiamo dire che ci sono state. Il presidio è costante, le forze dell’ordine sono ovunque».
La loro presenza ha disinnescato l’ipotesi di una migrazione della microcriminalità verso altre zone, come corso Garibaldi, via Castiglia o la zona lungo la Dora.
«Forse qualche spostamento c’è stato – ammette – ma non si sono creati nuovi focolai. Questo significa che il controllo del territorio è reale». L’amministrazione comunale, intanto, affianca all’azione repressiva anche una strategia preventiva.
Sta funzionando il progetto degli educatori di strada, pensato per intercettare situazioni di marginalità e disagio giovanile prima che sfocino in forme di devianza. «La sicurezza – ha dichiarato il sindaco Matteo Chiantore – non si costruisce solo con le ordinanze, ma anche lavorando nelle strade, parlando con i ragazzi, ricucendo il tessuto sociale».
Ma non tutti i problemi sono stati risolti. Un altro fronte caldo resta quello dei supermercati, dove continuano a verificarsi episodi di violenza e intimidazione. Il Dacur resterà attivo fino al 31 luglio, ma già si valuta la possibilità di prorogarlo.
«Il modello funziona – ha dichiarato il sindaco – e va mantenuto. Non possiamo permetterci che tutto torni come prima». I 112 allontanamenti non sono un numero simbolico: sono la prova che, a Ivrea, qualcosa è cambiato davvero. E questa volta lo Stato non arretra.