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In volo negli Usa grazie al volley Diara Gaye studierà al college

/ Chivasso

Un percorso ricco di impegno e sorprese e un futuro che può essere ancora più roseo dopo il trasferimento negli Stati Uniti d’America. Diara Gaye, classe 2006, pallavolista di Chivasso con alle spalle titoli importanti nonostante la giovane età, ha preso il volo per la Florida qualche giorno fa grazie ad una borsa di studio dedicata agli atleti. Laggiù studierà all’università, in un college americano, e continuerà a giocare a volley con l’ambizione di perfezionare ancora la sua carriera sportiva con grinta e forza di volontà. L’abbiamo intervistata due giorni prima della partenza, dopo il superamento dell’esame di maturità, il tassello da ultimare prima di poter volare verso gli Usa.

Ci racconta come è nata la sua passione per la pallavolo e quale è stato il suo percorso fino a qui?
«Ho iniziato a giocare, come molte altre bambine, all’età di 12 anni, ma inizialmente questo sport non mi piaceva, per cui avevo presto lasciato perdere. Ho ricominciato a 14 anni, giocando alla Fortitudo di Chivasso, e lì le cose sono presto cambiate. L’anno successivo, infatti, sono stata contattata dalla squadra di Chieri. Sono rimasta lì due anni e abbiamo anche vinto lo scudetto a Palermo, nel 2021. Nel 2022 un altro cambio, perché sono stata chiamata dalla società di Sassuolo. Ero giovane e giocavo in tre campionati contemporaneamente: Under 16, Under 18 e Serie B2. Lì ho avuto la possibilità di crescere molto, perché nonostante l’età, mi allenavo tutti i giorni con le atlete della Serie A. L’anno seguente sono passata alla Anderlini di Modena e siamo arrivate quinte in classifica, un buon risultato. Gli ultimi due anni, invece, ho giocato a Volpiano, in serie B1, e sono salita di categoria. Anche con in questo siamo riuscite ad ottenere buoni risultati, piazzandoci sempre nella parte alta della classifica».

Poi è arrivata la possibilità di aggiudicarsi una borsa di studio per trasferirsi negli Stati Uniti d’America e continuare gli studi giocando. Come si svolge il percorso per arrivare fino a questo traguardo?
«Sapevo di questa possibilità da due compagne di squadra di Sassuolo, perché loro l’hanno ottenuta e sono partite. Sempre loro mi hanno proposto di interfacciarmi con la loro agenzia e così ho fatto. Nel 2024, quindi, ho partecipato a uno showcase di tre giorni a Roma, tre giorni dedicati all’allenamento a cui erano presenti anche i coach dei college americani. Ho cominciato così il mio percorso con questa agenzia, che mi ha dato grande visibilità sul suo portale. Da dicembre, poi, sono iniziate ad arrivare le chiamate dai college. Ho ricevuto una ventina di proposte, poi a febbraio di quest’anno mi sono decisa e ho scelto la Florida».

Come si articolerà la sua vita una volta in America? Cosa studierà al college?
«Premetto che ho cominciato a giocare seriamente a 14 anni e la mia autostima da sportiva era molto bassa, poi durante il mio percorso mi sono ricreduta e ho avuto modo di credere sempre di più in me stessa. Mi sono preparata a questo percorso e studierò in uno junior college, maggiormente consigliato agli studenti internazionali, a Melbourne, vicino ad Orlando. I primi due anni saranno di studio di tutte le materie, mentre i due anni successivi li frequenterò al college e studierò Ingegneria. Nel frattempo, ovviamente, continuerò a giocare a pallavolo. Fortunatamente sono riuscita a completare tutta la parte burocratica prima che il presidente statunitense cambiasse le regole dei visti per studio degli studenti stranieri, ma l’ultimo anno è stato molto stressante dal punto di vista burocratico».

Si aspettava di fare questo tipo di carriera? E aveva già programmato di partire per l’estero?
«L’America è sempre stato un obiettivo per me e anche andare all’estero è sempre stato nei miei programmi. Già alle superiori, mentre frequentavo il liceo Newton di Chivasso, avrei voluto fare il quarto anno all’estero. Giocando a pallavolo, però, non ero riuscita a farlo. Ora devo dire che sono molto felice di aver raggiunto questo obiettivo. E sinceramente spero, e penso, di restare oltreoceano anche dopo i quattro anni di studio previsti».

Come sta affrontando il cambiamento?
«Durante le chiamate con i college americani la mia preoccupazione principale era quella di trovarmi da sola, l’unica italiana. La mia richiesta iniziale era stata quella di ritrovarmi in un college con almeno una compagna italiana. All’inizio mi spaventava un po’ l’idea di iniziare da sola questo percorso, poi la paura è svanita, tanto che ho scelto uno dei college dove non c’è alcun italiano. Sarà tutto nuovo e lo trovo elettrizzante».

Come hanno reagito i suoi genitori quando hanno saputo che sarebbe partita?
«Siamo una famiglia di sportivi e siamo stati abituati a spostarci e cambiare. Mia sorella, per esempio, vive a Roma. Loro sono i primi ad essere favorevoli a questa esperienza. Un po’ di preoccupazione ovviamente c’è, soprattutto da parte di mia mamma, che è molto protettiva, mentre mio papà la prende con filosofia ed è più contento che preoccupato».

Quali sono stati i momenti più belli e significativi vissuti fino a qui durante la sua carriera sportiva? Quali ricorda con più piacere?
«Sicuramente lo scudetto vinto con le ragazze di Chieri. Ma un momento che non dimenticherò mai è il mio primo ingresso in serie A con il Sassuolo, avevo solo 15 anni ed è stato un momento veramente speciale. Infine i tre giorni di showcase a Roma, è stato un momento importante, dove si provavano tante emozioni insieme».

L’ultima prova che ha superato in ordine di tempo è quella dell’esame di Stato a conclusione degli studi. Come l’ha vissuto e l’ha affrontato?
«Mi aspettavo che fosse più difficile (il suo risultato finale è stato di 86/100, ndr), ma in realtà sono riuscita ad affrontarlo nel migliore dei modi. Alcune partite in campo sono state molto più complicate». —

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