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Rifugio Mombarone, il gestore va via. Incertezza su riapertura, servono lavori

GRAGLIA (BI)

Il rifugio Mombarone ha chiuso i battenti, ma potrebbe non essere la solita chiusura stagionale: il timore è che le porte del punto di riferimento di quanti conquistano la “vetta del Canavese” possano rimanere serrati a lungo. Nel frattempo, il telefono del rifugio squilla a vuoto e Manuel Rodriguez, che lo ha gestito negli ultimi anni, sembra diretto verso altre avventure, con una preoccupazione crescente fra coloro che frequentano i sentieri. «Abbiamo aiutato Manuel a sbaraccare e proprio giovedì scorso abbiamo portato giù le ultime cose – racconta Antonio Zoppo, presidente degli Amici del Mombarone, la società che organizza la corsa Ivrea-Mombarone –. La nostra paura è che il rifugio possa rimanere chiuso a lungo».

I timori sono legati al fatto che sulla struttura sarebbero indispensabili lavori di adeguamento e la proprietà (il Comune di Graglia) non pare al momento in grado di affrontarli. Lo conferma Marco Astrua, sindaco del Comune biellese, in carica da poco più di un anno: «Prima del mio insediamento, per una quindicina di anni, Comune e Pro loco del Santuario sono state gestite dalle stesse persone, senza che ci fosse chiarezza sulla responsabilità del rifugio. Lo scorso anno abbiamo concesso una proroga al gestore, per poter fare chiarezza ed è emerso che sono necessari investimenti significativi per garantire la sicurezza sia di chi gestisce la struttura che di chi lo frequenta».

Quanto siano significativi questi investimenti non è ancora definito: «Purtroppo – aggiunge Astrua – per anni non si è fatto nulla e ora i lavori si sono accumulati. Stiamo definendo un progetto di intervento e speriamo, entro il mese di novembre, di avere un computo esatto delle spese da affrontare. Purtroppo siamo un piccolo Comune, di 1.400 abitanti, e oltre al rifugio dobbiamo provvedere anche alle manutenzioni di scuole, strade e quant’altro compete il nostro ente. Ciò che mi preme sottolineare è che non siamo i “cattivi” che vogliono far chiudere il rifugio, tutt’altro: io per primo lo vorrei vedere funzionante, perché amo, come tutti i gragliesi, il Mombarone, che fa parte del nostro dna. Se così non fosse, non sarei stato, oltre trent’anni fa, tra i promotori dei lavori per il ripristino della statua del Rendentore alla Colma. Purtroppo, però, bisogna fare i conti con le finanze, ma posso garantire che faremo tutto il possibile per andare in direzione della riapertura del rifugio il più presto possibile, magari chiedendo collaborazione ai Comuni canavesani che sono molto legati alla vetta e al rifugio stesso. Dobbiamo fare fronte comune per scongiurare una lunga chiusura». Già lo scorso anno, in questo periodo, c’erano state preoccupazioni legate al futuro del rifugio, di natura burocratica, poi tutto si era risolto e Rodriguez aveva potuto tornare a gestire il rifugio, come ha sempre fatto negli ultimi otto anni, creando un ambiente di richiamo di grande rilevanza, rendendo sia il rifugio che la Colma mete molto frequentate e amate.

In questi anni, inoltre, sotto la gestione di Manuel Rodriguerz, il rifugio era entrato a far parte della rete dei rifugi biellesi: dodici strutture distribuite nelle Valli Elvo, Cervo, di Oropa e in Valsessera, punti di riferimento per i gitanti e i grandi camminatori. Proprio in uno di questo (il Rifugio Coda) potrebbe approdare Manuel, mentre il futuro del Rifugio Mombarone appare, almeno per ora, molto più incerto. Federico Bona

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