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Pedalare insieme ma non per vincere Ivrea protagonista alla 100×100 Donne

IVREA

460 iscritte, 460 paia di garretti che ieri mattina (domenica) alle 9, non vedevano l’ora di iniziare a mulinare sui pedali per dare vita alla prima edizione della 100×100 Donne, ideata e organizzata da Paola Gianotti. Sono arrivate da tutte le regioni d’Italia, Sicilia e Sardegna comprese, e persino dall’estero (c’erano iscritte francesi, colombiane e svizzere), tutte con una sana voglia di pedalare in compagnia, senza competitività, senza cronometraggi e senza classifiche.

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«Lo spirito della giornata non era agonistico – sottolinea ancora una volta Paola Gianotti – ma far stare assieme per qualche ora, nello splendido scenario offerto dal nostro territorio, donne che che vivono la bici come forma di benessere fisico e mentale, come mezzo per viaggiare e spostarsi, come superamento dei propri limiti».

Al via, dal Giardino Donne della Resistenza, c’erano atlete e pedalatrici occasionali, chi bardata di tutto punto e chi vestita come dovesse uscire di casa per andare a scuola o al lavoro. Fra le 460 partecipanti, anche volti noti, come Sabrina Schillaci, fondatrice dell’associazione Race Across Limits, creata per supportare, informare e sostenere la figura del caregiver promuovendone e tutelandone il ruolo, la dignità e il benessere. «Ho cominciato a praticare triathlon nel 2014 – racconta Schillaci - per superare la depressione latente in cui ero scivolata dopo l'incidente di mio marito, accaduto nel 2007, che lo ha reso tetraplegico. L’associazione organizza corsi gratuiti di formazione e presa di consapevolezza per tutte quelle persone che vivono per aiutare gli altri, perché è fondamentale prendere cura di se stessi per poter essere utili a qualcun altro. Come amo dire, non si può versare da un contenitore vuoto».

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I volti noti

Un’altra vip presente ieri a Ivrea è Stefania Andriola, volto televisivo del sito ilmeteo.it, che ha iniziato la carriera giornalistica proprio dedicandosi allo sport e, in particolare, al ciclismo: «Sono felice di aver partecipato a questa iniziativa, perché sono torinese di origine e al Canavese sono legati molti miei ricordi idi infanzia, quando ci venivo con il nonno. Pedalare oggi su queste strade è stato un vero viaggio nella mia memoria, in un territorio straordinario per bellezza».

Nessuna voleva prevalere

L’idea della pedalata al femminile ha coinvolto molte delle iscritte, come Verdiana Calvetti, 27 anni, di Burolo: «Non faccio ciclismo agonistico, ma anche solo pedalando in gruppo per diletto percepisco spesso un clima ansiogeno, portato prevalentemente dagli uomini che sono tendenzialmente più competitivi. Sono quindi stata attratta dall’idea di pedalare in compagnia senza necessità di prevalere. Altro aspetto che ho molto apprezzato è il destinare il ricavato a progetti solidali». Le parole alla partenza di Maria Assunta Prencipe, 40enne di Reggio Emilia rispecchiano quelle di Verdiana: «Ho scoperto la 100x100 su Instagram e ne sono rimasta positivamente colpita, sia per il fine benefico che per lo spirito di fondo. Spesso la bicicletta è considerata roba da uomini, anche quando si esce in gruppi misti. Oggi sono convinta che sarà tutto più tranquillo, più sereno».

Poche partecipanti hanno scelto il giro corto (da Burolo verso Bollengo e Piverone per raggiungere Viverone e di qui costeggiare il lago, puntando verso Alice Castello, Borgo d’Ale e Moncrivello, per poi rientrare verso Ivrea): la maggior parte ha pedalato tutti i 100 km, raggiungendo Agliè, per poi percorrere la Valchiusella e tornare al punto di partenza. Gli arrivi si sono susseguiti per ore e tutte le cicliste sono arrivare sorridenti, felici dell’esperienza fatta e con la voglia di tornare il prossimo anno, un 2026 sul quale è già proiettata Paola Gianotti, anche se per il momento vuole godere al massimo delle sensazioni che le ha regalato la giornata: «Bello, bellissimo! Abbiamo respirato energia positiva dalla partenza fino all’ultimo chilometro, sono convinta che la 100x100 abbia regalato a chi ha partecipato, così come a chi ci ha incitate lungo il tracciato, sensazioni forti, belle come il territorio che abbiamo attraversato e che molte cicliste hanno scoperto per la prima volta. Diverse di loro mi hanno detto che vogliono tornare perché hanno apprezzato le potenzialità del Canavese».

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