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Alpette ricorda Ugo Pecchioli, in paese fu partigiano e scelse di tornare

ALPETTE. Ugo Pecchioli, eminente uomo politico dell’Italia dal secondo dopoguerra fino alla sua scomparsa nel 1996 all’età di 71 anni, senatore della Repubblica e vero ministro degli interni ombra dell’epoca d’oro del Partito comunista italiano negli anni di Berlinguer, non era nato ad Alpette: in realtà con Alpette e con il Canavese non aveva inizialmente nulla a che spartire, lui nato a Torino da famiglia di discendenze toscane. Ad Alpette prese, però, la cittadinanza e volle esservi seppellito, vicino a Bill, il suo amico e compagno partigiano. Domenica 19 ottobre la comunità di Alpette ha voluto ricordarlo raccontando la sua storia.

Già antifascista dai tempi del liceo D’Azeglio a Torino, dopo l’8 settembre ’43 era scappato in Svizzera per sfuggire alla chiamata di leva nelle fila repubblichine e lì, con altri giovani della sua stessa tempra, tra cui Giulio Einaudi, figlio del futuro presidente della Repubblica e fondatore della casa editrice, organizzò il rientro in Italia e la nascita di una formazione partigiana in Val di Cogne, dove si diede vita ad una breve repubblica autonoma: grande rimpianto fino all’ultimo dei suoi giorni l’aver fatto rientrare dalla Svizzera il grande amico Walter Fillak, catturato dai nazifascisti e poi giustiziato a Cuorgnè il 5 febbraio 1945. Divenuto capo di stato maggiore della 77° Brigata Garibaldi combatté proprio in Canavese, a cui rimase per sempre legato. Appassionato alpinista, Pecchioli è rimasto sempre molto legato a quei mesi in montagna e al ricordo dei compagni, mantenendo nella sua azione politica successiva una continuità molto forte nei confronti della Resistenza.

A centro anni dalla sua nascita, l’Anpi di Alpette, in collaborazione con il Comune, ha organizzato domenica 19 ottobre al cimitero una commemorazione dell’illustre concittadino, in titolata “Ricordo di un amico”. Un mazzo di fiori è stato deposto sulla sua tomba da Mirella Bazzarone, figlia dell’amico partigiano Renato, nome di battaglia Bill, e subito dopo il sindaco di Alpette Pio Graziano Goglio ha iniziato quello che è diventato un racconto collettivo di ricordi e aneddoti che legano Pecchioli al quel luogo ed alla sua comunità. Mirella Bazzarone ha letto un suo testo che ha strappato commossi applausi ai numerosi presenti rievocando le tante visite fatte al paese e i rapporti sempre conservati con i vecchi compagni. Ha poi preso la parola Osvaldo Marchetti, che ha ripercorso le vicende del gruppo di fuoriusciti di cui Pecchioli faceva parte ed era il più giovane, i cosiddetti “svizzeri”, ricordando come avesse voluto lasciare ad Alpette la sua eredità culturale, confluita nella biblioteca locale e nelle sale dell’Ecomuseo della Resistenza. Ha concluso la commemorazione Evaristo Giardina, presidente dell’Anpi locale, che ha unito i suoi ricordi personali di torinese negli anni Settanta prima e di canavesano poi alle vicende dell’Italia di qualche decennio fa.

Giardina si è collegato telefonicamente con la figlia di Pecchioli, Laura, che ha voluto far sentire la sua partecipazione alla celebrazione in onore dell’amato padre. Il sindaco ha ricordato che ad Alpette Pecchioli aveva fatto il partigiano e nel piccolo cimitero sono custodite le ceneri dei suoi compagni della Resistenza. Ogni 25 aprile Pecchioli andava lì a festeggiare la Liberazione, senza mai perderne una. Con i figli era solito passare molti momenti in montagna, in Val d’Aosta e Piemonte, la stessa montagna che per lui fu una grande maestra di vita e di crescita. Furono quelle traversate come partigiano, a soli 18 anni, con la responsabilità di altre vite oltre alla sua sulle spalle, che contribuirono a formarlo come uomo. E quella passione per la montagna lo accompagnò tutta la vita, perché continuò ad andarci e a fare scalate fino a quando l’età e il fisico glielo permisero.

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