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Darren Cahill: “Sono un uomo di parola, se Sinner lo vorrà io resterò”

TORINO – Nella giornata di vigilia delle Nitto ATP Finals, i coach di Jannik Sinner – Simone Vagnozzi e Darren Cahill – sono intervenuti in conferenza stampa per parlare con i giornalisti della stagione di Jannik e, soprattutto, del futuro di Darren all’interno del team. Cahill, infatti, avrebbe dovuto lasciare il team di Sinner al termine della stagione, ma una scommessa a Wimbledon ha sparigliato le carte in tavola. Il coach australiano e Sinner, infatti, avevano concordato che in caso di vittoria ai Championships sarebbe stato lo stesso Jannik a decidere il futuro di Darren. E così sarà, come ha annunciato quest’ultimo: “Il mio futuro è nelle mani di Jannik. Io sono un uomo di parola, abbiamo fatto una scommessa prima della finale di Wimbledon. Deciderà lui quello che farò io il prossimo anno. Se lui vuole che io resti, resterò.

“Siamo molto contenti del modo in cui Jannik sta giocando e si sta preparando tutti i giorni. A livello di fiducia arriva a questo torneo in gran forma, si sente molto in forma. La corsa al numero 1 è bella per tutti. Non pensavamo che un paio di settimane fa questo fosse una possibilità, non ne parlavamo nemmeno. Lui e Carlos hanno fatto due ottime annate, ma indipendentemente da quello che accadrà siamo molto felici di com’è andata la stagione” – esordisce Cahill. Darren ha già detto tutto, siamo molto felici di come Jannik abbia giocato e della sia attidudine in campo. È un giocatore migliore rispetto all’anno scorso, qui cerchiamo di fare del nostro meglio come in tutti i tornei”. Di seguito le domande per gli allenatori di Jannik in conferenza stampa.

Angelo Mangiante, Sky Sport: Darren, cosa ci puoi dire del tuo futuro? Resterai con Jannik oppure no?
Darren Cahill: “Il mio futuro è nelle mani di Jannik. Io sono un uomo di parola, abbiamo fatto una piccola scommessa prima della finale di Wimbledon. Deciderà lui quello che farò io il prossimo anno. Non è una domanda per me questa, ma per lui. Se lui vuole che io resti, resterò. L’anno scorso ‘I had the time of my life’ (rende troppo meglio in inglese, scusateci), Jannik è un incredibile giovane uomo con cui lavorare. Il mio ruolo nel team è particolare, credo che dovrebbero considerare una nuova voce e sarebbe forse opportuno un cambiamento. Ma se lui non è pronto, no problem. Sarà comunque una decisione sua: quando parleremo alla fine dell’anno voglio che lui decida ciò che è meglio per lui. Se lui vorrà fare un cambiamento, sarà d’accordo con la sua scelta”.

D. Da quando hai iniziato con Jannik, come lo hai aiutato in particolare sotto l’aspetto mentale? Soprattuto quest’anno, sembra davvero diventato un uomo.
Darren Cahill: “È un’ottima domanda, non ci sono risposte facili per questo. È tutta una questione dell’armonia che c’è nel team, facciamo in modo di avere buona comunicazione tra tutti e che tutti conoscano bene gli altri. Cerchiamo di capire che giocatore sarà Jannik tra 2/3 anni. Parliamo di quello che deve migliorare in campo, di come sarà l’allenamento, di ciò che deve migliroare in campo. Sa che siamo tutti coinvolti nel cercare di farlo diventare un ottimo tennista e anche una persona più matura fuori dal campo. È più rilassato, il suo team lo spinge nella giusta direzione: sorride di più in campo, sa che tutto ciò che sta facendo lo sta spingendo nella giusta direzione. Non siamo perfetti, noi facciamo errori come coach e lui li fa come tennista.

Lorenzo Ercoli, Corriere dello Sport: Una domanda per Darren, che è nel tour da tantissimi anni e ha lavorato sia a livello ATP che WTA. Qual è la sua percezione sul calendario, quanto è diverso rispetto al passato?
Darren Cahill: “Le cose cambiano. Il gioco cambia e anche i giocatori. Noi allenatori e giocatori abbiamo più conoscenze. Federer, Nadal, Djokovic, Murray… Tutti loro giocavano il loro miglior tennis vicino ai 30 anni. Stiamo estendendo l’orizzonte dei giocatori. Il tour cambia: un esempio, Vienna e Parigi erano le prime due settimane consecutive in cui Jannik ha giocato quest’anno. Giocare un torneo di due settimane è diverso da giocarne uno di una. Gli Slam non sono un torneo da due settimane, ma da tre: i giocatori non hanno la possibiltà di giocare tante volte al meglio dei cinque set rispetto al passato, quando invece tante finali si giocavano così. È diventata una vera e propria skill: nelle settimane prima degli Slam i big si allenano per giocare cinque set, per questo tendenzialmente non giocano la settimana prima di un Major. Non è che queste cose si apprendono automaticamente, bisogna allenarle. Si è parlato molto di Jannik di non giocare la Davis: la decisione che abbiamo preso è perché sappiamo che potrà avere effetti su di lui tra 3/4 anni. Abbiamo molte responsabilità come suoi allenatori, una di queste è che arrivi ai 28/30 anni al suo picco.

Nessuno in questa stanza ama la Coppa Davis più di me. Indossare il verde e l’oro per me ha significato tutto. Però quest’anno avremo due settimane in più per allenarci, una della Davis e una perché l’Australian Open inizierà una settimana dopo. Abbiamo due settimane per recuperarlo, allenarlo e renderlo un giocatore migliore. Lui, come Carlos, sta giocando e vincendo tanto: la cosa più facile per noi come team sarebbe quella di dirgli di continuare, ma tra tre o quattro anni ne pagherebbe il prezzo nel momento migliore in assoluto. Gli diciamo in continuazione di non giocare esibizioni o piccoli tornei che gli danno molti soldi, perché abbiamo bisogno di quelle settimane libere. Noi amiamo la Davis e vorremmo giocarla quanto più possibile, ma la verità è che l’anno scorso sono stato io a dirgli di non giocare la Davis, ma lui voleva giocare per difendere il titolo. Due anni di fila però avrebbe rappresentato un accumulo di sforzi: voglio che capiate bene che queste decisioni non sono semplici. Sono difficili, ma sono calcolate. Il nostro obiettivo è rendere Jannik un giocatore migliore a 28/30″.

D. In quali aspetti Sinner è migliorato rispetto al 2024?
Simone Vagnozzi: “Cerchiamo sempre di mettere qualcosa di nuovo nel suo gioco: oggi capisce meglio il gioco rispetto all’anno scorso. Il servizio da dopo lo US Open è più preciso ed efficace, riesce a mettere più kick, ad andare meglio al corpo. Va più spesso a rete, insomma ci sono piccoli dettagli che negli ultimi due anni vanno sempre meglio. Quando Jannik avrà 27/28 anni sarà un giocatore a tutto campo. Non so se saremo lì con lui quando lui avrà 27/28 anni, ma cerchiamo di fare del nostro meglio!”.

Riccardo Crivelli, Gazzetta dello Sport: Simone, arrivate a Torino da numeri 1 e al termine di un’altra stagione straordinaria, ma non dobbiamo dimenticare quello che c’è stato in quei tre mesi. Qual è stato l’aiuto più grande che gli avete dato da allenatori?
Simone Vagnozzi: “Ormai sembra passata una vita da quei tre mesi, sembra quasi che non ci siano mai stati. È stato un periodo complicato, mi ricordo il primo giorno a Monte Carlo quando dovevamo andarci ad allenare dopo che era arrivata la notizia. Jannik era un po’ titubante, io gli ho solo detto di adare lì a testa alta come sempre perché non avevamo fatto niente di male. Volevo fargli capire che eravamo tutti vicini a lui, eravamo tutti sulla stessa barca. A volte nella vita succedono delle sfighe, ci sono cose che non puoi controllare. Non puoi darti ancora la zappa sui piedi, devi cercare di andare avanti. Potevamo solo stargli vicino e capirlo nei momenti difficili e di nervosismo, che a volte succedevano durante allenamenti e partite. Nessuno però ptoeva attraversare quei mesi come ha fatto lui, è stato incredibile e di ispirazione anche per noi. C’è solo da fargli i complimenti, speriamo di non parlarne più perché sono stati mesi difficili.

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