“Guerra dei kebab”, 9 condannati per gli attacchi alle attività rivali
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Si è chiusa con oltre trent’anni di condanne complessivi la vicenda giudiziaria ribattezzata la “guerra dei kebab” in Lomellina, una serie di spedizioni punitive, intimidazioni e attentati incendiari avvenuti tra Garlasco, Parona e Sannazzaro tra il 2022 e il 2023.
È arrivata la sentenza che mette fine a un’inchiesta complessa, nata dalla denuncia di un imprenditore turco attivo nel settore della ristorazione veloce che risultava parte offesa nel procedimento. Le accuse a vario titolo erano di estorsione aggravata, illecita concorrenza e minacce. A pronunciare le condanne, con rito abbreviato, e patteggiamenti è stata la giudice dell’udienza preliminare Daniela Garlaschelli. Per nessuno dei condannati è stata disposta la carcerazione.
Le pene più lievi, tra i due anni e i due anni e otto mesi, sono state inflitte a Sio Dinkrut e ai suoi tre figli — Elia, Olerani ed Ely — che hanno scelto di patteggiare. Secondo l’accusa, la famiglia, residente a Novara, avrebbe avuto un ruolo centrale nel coordinare le pressioni e gli atti di concorrenza illecita contro altri commercianti della zona.
Condanna a due anni e otto mesi anche per Claudio Piccolo, 32 anni di Sannazzaro, difeso dall’avvocata Manuela Albini di Voghera. La giudice Daniela Garlaschelli, accogliendo in parte le richieste delle difese, ha riconosciuto per lui e per altri imputati una partecipazione ridotta ai fatti rispetto a quanto ricostruito inizialmente dalla Procura. Tra questi anche Salman Algots, condannato a 2 anni e 8 mesi, e Mehlumet Ekingi, a 2 anni e 10 mesi.
Pene più pesanti, invece, per i due albanesi residenti a Garlasco: quattro anni a Deitan Curri e tre anni e sei mesi a Tomas Curri che avrebbero fatto parte dei gruppi che agivano per compiere gli attacchi contro le attività dei rivali.
Diversi imputati sono stati assistiti dagli avvocati Paolo Montanari ed Elena Callegari. Dopo vandalismi e intimidazioni, la vicenda era arrivata anche sul tavolo dei carabinieri della compagnia di Vigevano e poi si era estesa anche da altre zone.
gli accertamenti
L’indagine era scattata dopo che l’imprenditore turco aveva denunciato, nel febbraio dello scorso anno, l’incendio doloso di un compressore frigorifero in un capannone di Parona. A quell’episodio erano seguiti i colpi di pistola esplosi contro la saracinesca di un locale in corso Cavour, a Garlasco, e contro l’ingresso di un altro punto vendita in via Piave, a Sannazzaro. Nei mesi successivi erano arrivate nuove minacce: operai intimiditi durante i lavori di ristrutturazione di un locale, dipendenti terrorizzati a Vigevano, serrande forate dai proiettili in piena notte. Gli appostamenti e le intercettazioni dei carabinieri della compagnia di Vigevano avevano permesso di individuare mandanti ed esecutori. A novembre dello scorso anno erano scattati arresti e perquisizioni nelle province di Pavia, Novara, Milano e Alessandria, con l’impiego anche di unità cinofile specializzate nella ricerca di armi.
Con la sentenza pronunciata dal tribunale di Pavia, cala ora il sipario su una vicenda che aveva impressionato la Lomellina, trasformando per mesi la competizione commerciale in una serie di atti violenti. —
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