La cattura di Maduro accende lo scontro Usa-Cina-Russia: la politica di potenza torna protagonista
Cina e Russia hanno condannato la cattura di Nicolas Maduro condotta sabato dagli Stati Uniti su ordine di Donald Trump. “La Cina è profondamente scioccata e condanna fermamente l’uso palese della forza da parte degli Stati Uniti contro uno Stato sovrano e l’azione contro il suo presidente”, ha tuonato il ministero degli Esteri cinese, per poi aggiungere: “Tali atti egemonici degli Stati Uniti violano gravemente il diritto internazionale e la sovranità del Venezuela, e minacciano la pace e la sicurezza in America Latina e nella regione caraibica. La Cina si oppone fermamente”. “Questa mattina, gli Stati Uniti hanno compiuto un atto di aggressione armata contro il Venezuela. Ciò suscita profonda preoccupazione e condanna”, ha affermato, dal canto suo, il ministero degli Esteri di Mosca.
Le critiche di Russia e Cina agli Stati Uniti non stupiscono più di tanto. Sia Mosca che Pechino hanno infatti sovente visto nel regime chavista uno dei propri principali punti di riferimento in America Latina. Senza poi trascurare che la Repubblica popolare cinese è attualmente il principale acquirente di petrolio venezuelano. Tutto questo entra ovviamente in rotta di collisione con l’amministrazione Trump, che, da quando si è insediata a gennaio 2025, ha promosso una riedizione aggiornata della Dottrina Monroe, volta a intensificare l’influenza statunitense sull’Emisfero occidentale sia per arginare i flussi di droga e di immigrati clandestini sia per contrastare le manovre di potenze straniere ostili.
Ciò detto, sono due gli scenari alternativi che, a seguito della cattura di Maduro, si dischiudono all’orizzonte. Cominciamo dal primo. Come abbiamo visto, la reazione di Mosca e Pechino è stata dura. Tuttavia va anche sottolineato che, negli ultimi quattro mesi, non è che queste due capitali si siano date troppo da fare per supportare concretamente il regime di Caracas nelle sue crescenti tensioni con gli Stati Uniti. Una prima ipotesi è quindi che, al netto delle dichiarazioni di facciata, la cattura di Maduro possa aver inaugurato una sorta di tacita Jalta 2.0: una prima forma di spartizione di aree di influenza tra le grandi potenze, che potrebbe presto interessare il Donbass per la Russia e Taiwan per la Cina.
Una seconda possibilità è che invece la cattura di Maduro possa inaugurare un incremento della tensione tra Washington (da una parte) e Mosca e Pechino (dall’altra). In questo caso, Russia e Cina non accetterebbero la riedizione, promossa da Trump, della Dottrina Monroe. In un simile scenario, non è escluso che Pechino possa cercare di mettere i bastoni tra le ruote alla Casa Bianca in Africa e in Medio Oriente, accusando l’attuale presidente americano di essere una sorta di neocon redivivo. Dall’altra parte, Trump potrebbe tuttavia far leva sull’operazione di sabato per aumentare la pressione statunitense nei confronti di Russia e Cina, proprio come un monito rispettivamente sulle questioni di Ucraina e Taiwan. Solo il tempo ci dirà davanti a quale di questi due scenari ci troviamo. Come che sia, in un senso o nell’altro, una cosa è certa: la politica di potenza è tornata pienamente in auge.