‘Sempre ritorni come l’onda’: il respiro del mare nella poesia di Antonio Scommegna
In vetrina a Casa Sanremo Writers 2026, Sempre ritorni come l’onda di Antonio Scommegna è una raccolta poetica che unisce radici e inquietudine contemporanea: il mare come respiro, la Puglia dell’infanzia, la lingua viva del dialetto, la crisi e la ricerca della fede, l’amore in tutte le sue stagioni, dal desiderio alla ferita. Un libro che alterna liriche limpide e testi in dialetto di Margherita di Savoia, con un immaginario ricco di luce, sale e vento.
Il mare è l’immagine che apre e chiude così spesso la raccolta. Che cosa permette di dire che altre metafore non riescono a contenere?
Il mare è un’immagine che ricorre spesso nelle mie poesie perché è una metafora ampia, viva e mutevole, capace di contenere molte sfumature dell’esperienza umana. Aprire e chiudere una raccolta con il mare significa racchiudere tutto in un movimento ciclico, come le onde che tornano sempre a riva: un inizio e una fine che si richiamano, suggerendo continuità, memoria e trasformazione. Rispetto ad altre metafore, il mare permette di dire contemporaneamente situazioni opposte: calma e tempesta, profondità e superficie, vita e abisso, libertà e smarrimento. Nessun’altra immagine riesce a esprimere con la stessa forza la vastità del sentire umano, la sua mutevolezza e la sua tensione verso l’infinito.
Le poesie in dialetto affiancano quelle in italiano. Quando sente che il dialetto diventa necessario al senso del testo?
Il dialetto diventa necessario quando l’italiano non basta più a dire con la stessa forza, intimità o verità ciò che il poeta vuole esprimere. In certi momenti, il dialetto porta con sé un tono più autentico, affettivo o concreto, legato alle radici, alla memoria, alla voce quotidiana delle persone e dei luoghi. Mentre l’italiano è una lingua più universale, il dialetto riporta il testo alle proprie radici, alla vita vissuta, alla verità emotiva. Diventa quindi indispensabile quando il poeta ha bisogno di una parola che non tradisca, che suoni come quella che avrebbe usato davvero chi parla o ricorda. Il dialetto è necessario quando il senso del testo non è solo nel significato delle parole, ma nel suono,negli odori, nel calore e nella radice umana che solo quella lingua può dare.
Nei componimenti più spirituali la voce si fa preghiera, ma resta concreta. Come ha lavorato per evitare l’astrazione e restare vicino alla vita?
Ho cercato di evitare l’astrazione mantenendo la parola ancorata alle cose, ai gesti quotidiani, al mondo reale. Anche quando la poesia si apre al dialogo con il divino o con il mistero, la voce resta umana, perché parte dall’esperienza vissuta. La spiritualità, nella mia poesia, non è fuga ma immersione profonda nella realtà. Ho cercato di far parlare la fede o il dubbio attraverso immagini concrete, perché solo ciò che è vero e tangibile può rendere credibile l’invisibile. La Poesia diventa preghiera solo se resta incarnata nella vita, se le parole sanno toccare la terra mentre guardano il cielo.
Se dovesse scegliere una poesia per presentare il libro alla vetrina, quale leggerebbe e cosa chiederebbe al pubblico di ascoltare con più attenzione?
Sceglierei “Il respiro del mare”, una poesia che racchiude il respiro intero del libro, dove si incontrano la memoria, il mare, la preghiera e le voci tra fragilità e resistenza. Leggerei chiedendo al pubblico di ascoltare i silenzi tra i versi, il ritmo lento che segue il respiro e soprattutto di sentire le immagini concrete come le mani, la luce, l’acqua; chiederei al pubblico di lasciarsi attraversare dalle parole, come si ascolta un’onda: per sentirne la forza e la quiete insieme.
Editore: SBS Edizioni. Anno: 2025. Prezzo: € 15 https://amzn.eu/d/5zKUWal
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