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Rispettato il divieto di botti a Chiaverano e il sindaco pensa all’ordinanza del Parco dei 5 laghi

CHIAVERANO. Ha funzionato l’ordinanza in tema di divieto di utilizzo di fuochi d’artificio e di materiale pirico (petardi, mortaretti) con decorrenza a partire dallo scorso 24 di dicembre emessa dal sindaco di Chiaverano Maurizio Tentarelli.

«A non averla rispettata sono stati davvero in pochi – commenta Tentarelli all’indomani del Capodanno –, segno di una comunità attenta al rispetto degli animali e della sicurezza urbana. I botti, sebbene legalmente venduti e commercializzati, possono costituire un potenziale rischio per l’incolumità pubblica, la sicurezza e la vivibilità urbane, oltre ad infastidire e spaurire per il fragore conseguente eventuali animali, e cagionare situazioni potenziali di innesco di incendi pericolosi, che in una zona circondata da boschi come la nostra diventa ancora più a rischio».

E così lancia la proposta per le feste del 2026: «Per il prossimo Capodanno sarebbe utile pensare ad un’ordinanza emessa di concerto con gli altri quattro Comuni (Ivrea, Borgofranco, Montalto Dora e Cascinette) che fanno parte del Parco dei cinque laghi. Anche se una legge ad hoc vieta i botti nei parchi, andrebbero proibiti anche nelle zone limitrofe».

L’ordinanza emessa da Tentarelli si basava, inoltre, sulle previsioni atmosferiche che a medio termine prevedevano un periodo di stasi atmosferica ed un clima relativamente mite e secco. Anche il Wwf aveva lanciato un appello alla vigilia del 31 dicembre per vietare i botti di Capodanno con ordinanze efficaci e controlli reali. Perché dietro una tradizione apparentemente innocua si nasconde un impatto devastante su animali, ambiente e salute pubblica. Petardi e fuochi d’artificio provocano stress acuto, disorientamento e fughe incontrollate in cani e gatti, che dotati di un udito molto più sensibile di quello umano percepiscono i botti come minacce imminenti: si nascondono, tremano, tentano la fuga. Un’indagine Weenect del 2024 su oltre 650 animali domestici rivela che uno su quattro si rifugia in preda al panico, mentre fino al 24% manifesta stress persistente anche molte ore dopo la fine dei fuochi. Nei casi peggiori, la paura si traduce in smarrimenti, traumi e ricorsi d’urgenza alle cure dei veterinari. Ma il bilancio più drammatico riguarda la fauna selvatica: ogni anno, in Italia, si stima che migliaia di animali muoiano a causa dei botti e circa l’80% sono uccelli. Rapaci, passeri, storni, pettirossi vengono colti da uno shock improvviso che li costringe a decollare nel buio, disorientati. Molti finiscono contro edifici, vetrate, infrastrutture. Altri abbandonano i dormitori invernali e vagano senza trovare riparo, consumando in pochi minuti energie preziose in una stagione già segnata dal freddo e dalla scarsità di cibo.

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