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Incidenti domestici, l’emergenza invisibile che uccide più del lavoro

Il 16 dicembre, nel cuore di Torino, una donna di 70 anni è stata ricoverata in gravi condizioni dopo l’incendio divampato nel suo appartamento. Il giorno prima, a Cesenatico, un’altra donna aveva perso la vita per le fiamme sviluppatesi nella casa in cui viveva. Episodi che finiscono brevemente nelle cronache locali e poi scompaiono. Eppure non sono che la superficie di un fenomeno molto più vasto, diffuso e sorprendentemente ignorato: quello degli incidenti domestici.

Non si tratta solo di incendi. A dicembre 2024 ha fatto notizia la morte di Paolo Vitelli, fondatore di Azimut Benetti, il colosso della nautica di lusso: nella sua abitazione di Mascognaz, in Val d’Ayas, è scivolato mentre manovrava una serranda, battendo la testa sul cemento. Frequenti sono anche le intossicazioni, come quella da monossido di carbonio che appena una settimana fa è costata la vita a un uomo a Torino, e i soffocamenti.

La casa come luogo ad alto rischio

Storie diverse, stesso denominatore: la casa. Il luogo che per definizione dovrebbe essere il più sicuro si trasforma in uno spazio ad alto rischio. A dirlo non sono le impressioni, ma i numeri. Ogni anno in Italia si verificano circa 3,3 milioni di incidenti domestici. Significa oltre 9 mila casi al giorno, 375 ogni ora, sei al minuto. Una vera emergenza silenziosa.

Per avere un termine di paragone: secondo i più recenti dati Inail, le denunce di infortunio sul lavoro nell’ultimo anno sono state 511.688. Un numero enorme, giustamente al centro del dibattito pubblico, ma che impallidisce di fronte ai milioni di incidenti che avvengono tra le mura di casa. La sproporzione si conferma anche sul fronte più drammatico: nel 2024 le cosiddette morti bianche accertate sono state 1.090, mentre l’Istituto superiore di sanità stima in circa 5.500 i decessi annui riconducibili a incidenti domestici.

Costi sanitari e rimozione pubblica

I numeri restituiscono un quadro allarmante, ma ancora largamente rimosso dal dibattito pubblico. «Si tratta di un fenomeno strutturale, che incide in modo significativo sulla salute delle persone, sull’organizzazione familiare e sulla sostenibilità del sistema sanitario nazionale», spiega Enzo Capobianco, segretario dell’Anpid. «La casa, tradizionalmente percepita come luogo sicuro, è in realtà un ambiente ad alto rischio, soprattutto per le fasce più fragili della popolazione».

Secondo i dati dell’Istituto superiore di sanità, ogni anno tra 1,7 e 1,8 milioni di accessi al pronto soccorso sono legati a incidenti avvenuti in casa, con circa 135 mila ricoveri ospedalieri. La spesa diretta supera i 2 miliardi di euro l’anno, a cui si aggiungono costi indiretti stimati tra i 5 e i 7 miliardi. In totale, un impatto compreso tra 7 e 9 miliardi di euro l’anno, quasi un terzo di una Manovra finanziaria.

Prevenzione, incentivi e norme dimenticate

Da qui l’urgenza di intervenire. «Le istituzioni hanno un ruolo determinante nel promuovere un approccio sistemico alla prevenzione degli incidenti domestici», spiega Capobianco, indicando la necessità di incentivi fiscali, contributi per l’adeguamento degli ambienti e la diffusione di dotazioni minime di sicurezza: estintori a schiuma, coperte antifiamma, rilevatori di fumo, monossido di carbonio e gas.

Secondo quanto risulta a Panorama, il governo starebbe lavorando a agevolazioni fiscali ad hoc per l’acquisto di questi strumenti. Sempre che le norme vengano applicate e, soprattutto, comunicate. Esiste infatti dal 1999 una legge che promuove la prevenzione degli infortuni domestici e istituisce una specifica assicurazione contro il rischio in casa. Una misura potenzialmente importante, ma di fatto inutilizzata: meno dello 0,2 per cento degli aventi diritto vi aderisce.

Nel silenzio

Nel vuoto istituzionale, resta il comportamento individuale: prudenza, manutenzione degli impianti, ambienti sicuri, attenzione particolare per anziani e fragili. Un supporto operativo arriva dall’app gratuita dell’Anpid, che offre indicazioni pratiche sui rischi domestici.

Nel frattempo, l’emergenza continua a contare feriti, vittime e miliardi di euro di spesa pubblica. Nel silenzio. Quasi fosse una guerra che nessuno ha mai dichiarato.

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