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Maduro, Netanyahu e l’indignazione selettiva

Hanno modificato il tiro, ma non il bersaglio: gli insopportati “pacifinti”, ieri pro-Pal oggi pro-Mad (uro). E niente, non ce la fanno proprio a non gettare fango, merda, discredito, su chi semplicemente non accetta di restare il silenzio di fronte a un genocidio (Gaza) o a un atto di pirateria di Stato (il blitz a Caracas).

Qui non c’entra niente il giudizio (negativo) su Maduro e il suo regime (con cui Trump sembra essere sceso a patti). C’entra il capo dell’iperpotenza mondiale che ha deciso, come ben argomentato da Lucio Caracciolo, di abrogare la sovranità nazionale, dove e quando gli pare, che ha fatto del diritto internazionale carta straccia, che ha deciso di rapire un capo di Stato (pessimo, ma pur sempre il capo di uno Stato sovrano), salvo elevare a rango di eroe un criminale di guerra su cui pende un mandato di cattura internazionale (Benjamin Netanyahu). 

Con il rispetto dei diritti umani e civili del popolo venezuelano, il blitz americano non c’entra nulla. Così come non c’entra nulla la favola di Maduro a capo di un inesistente cartello del narcotraffico. C’entra, invece, con lo sfruttamento dell’”oro nero” da parte delle major petrolifere a stelle e strisce. 

Donald Trump non è un pacificatore. Tantomeno un liberatore. È un golpista alla guida di un’amministrazione di giustizieri. Banditi, non sceriffi internazionali. 

C’entra la politica, il diritto internazionale. C’entra il voler restare umani. Ma i censori dei pacifisti non possono accettarlo. Sarebbe come guardarsi allo specchio e vedere riflesso qualcosa di cui provare vergogna.

Post scriptum. L’Ottimo Stefano Folli s’interroga su HufPost: cosa ce ne facciamo del diritto internazionale di fronte al massacro del popolo iraniano? 

Domanda opportuna. Se non fosse selettiva. Perché lo stesso interrogativo non è valso di fronte alla pulizia etnica perseguita da quella che viene considerata ancora come l’unica democrazia del Medio Oriente. Condanna, certo. Degli “eccessi”. Ma guai a invocare uno straccio di sanzione contro il peggiore governo, zeppo di fascisti messianici, nella storia d’Israele. Restare umani significa non fare una gerarchia degli orrori, non considerare morti di serie a, morti di serie b, o morti necessari per sconfiggere il terrorismo di Hamas, anche se sono morti bambini (oltre 20mila). Significa considerare nostre sorelle e fratelli i giovani che manifestano in Iran, come coloro che resistono in Palestina. 

Siamo da esecrare per questo?

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