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È il giorno della sentenza per Chiara Ferragni: dalla fuga dei brand dopo il Pandoro-Gate alla chiusura dei negozi e i licenziamenti, il tramonto della favola social

Alla fine, il giorno della sentenza sul Pandoro-gate è arrivato. Una vicenda durata più di due anni che va ben oltre l’accusa di truffa aggravata, la beneficenza e il processo: il caso ha segnato la crisi della regina delle influencer, il tramonto della monarchia social milanese. Chiara Ferragni è stata la prima a farcela, la prima a trasformare i social in una carriera, e la prima a pagarne il prezzo. E pensare che il 2023 era iniziato con i fuochi d’artificio per Chiara Ferragni, con il salto da Instagram alla tv in veste di co-conduttrice di Sanremo, l’evento nazional-popolare per eccellenza. Essere sul palco dell’Ariston significava, indiscutibilmente, avercela fatta. La conduzione tv, il posto in prima fila alle sfilate di Milano e Parigi, un marchio con il suo nome – Chiara Ferragni Brand – un documentario su Prime Video e quasi 30 milioni di follower su Instagram. Oltre ai contratti come testimonial e ambassador per moltissimi brand. Ma prima della fine dell’anno, tutto sarebbe stato messo in discussione.

Come è iniziato il Pandoro-gate

La vicenda del Pandoro-gate inizia poco prima di Natale: il 15 dicembre l’Antitrust infligge una multa di oltre un milione di euro alle società della Ferragni e 420mila euro alla Balocco per pratica commerciale scorretta legata al pandoro Pink Christmas. “Le suddette società – specifica l’Antitrust – hanno fatto intendere ai consumatori che acquistando il pandoro “griffato” Ferragni, avrebbero contribuito ad una donazione all’Ospedale Regina Margherita di Torino”. Come oggi sappiamo, la donazione era stata invece già effettuata dalla sola Balocco mesi prima, in cifra fissa. Tre giorni dopo – mentre il caso monta – Chiara Ferragni risponde pubblicando l’ormai famoso video di scuse in tuta grigia in cui ammette “un errore di comunicazione”. Nonostante la promessa di una donazione all’ospedale, il riscontro non è quello sperato: i brand con cui lavora iniziano a defilarsi. Primo tra tutti Safilo, che alla fine di dicembre rescinde l’accordo di licenza per gli occhiali da sole “a seguito di violazione degli impegni contrattuali”.

La fuga dei brand e i gossip: l’annus horribilis di Chiara Ferragni

Non passa molto e Coca-Cola annuncia in una nota che lo spot con Chiara Ferragni, girato nelle settimane precedenti, non andrà in onda. Inizia così il 2024, l’annus horribilis dell’imprenditrice digitale, sempre più in difficoltà nel gestire un clamoroso danno di immagine. La Procura di Milano ora indaga per truffa aggravata, allargando l’inchiesta ad operazioni simili, come le uova di Pasqua Dolci Preziosi e la bambola Trudi. Gli accordi commerciali con i brand vacillano: Pigna interrompe i rapporti “nel rispetto del proprio codice etico” e terminano le collaborazioni con altri brand, tra cui Pantene e Morellato. Ma è soprattutto la sua vita privata a fare notizia: il matrimonio con Fedez, da cui ha avuto i figli Leone e Vittoria, è arrivato al capolinea. Il 3 marzo 2024, durante la prima (e unica) intervista tv nel salotto di Fabio Fazio, le voci già si rincorrono. “È un periodo di crisi – ammette lei di fronte alle telecamere – ne abbiamo avute anche in passato… questa è una crisi un po’ più forte, quindi vediamo, non so”.

La fine del matrimonio con Fedez

La “crisi un po’ più forte” avrebbe portato alla separazione e poi al divorzio, ufficializzato a luglio 2025. Nel frattempo, sulla fine dell’amore dei Ferragnez è stato detto e scritto di tutto, perfino che fosse una strategia, un diversivo per sviare l’attenzione dalle indagini. Il carico più pesante arriva da Fabrizio Corona, che elenca con precisione chirurgica i tradimenti di entrambi, i sotterfugi e le bugie. Di cui la peggiore è quella detta al pubblico: ai milioni di follower che per anni hanno seguito da vicino una storia d’amore che sembrava una favola moderna, con due bambini, un matrimonio a Noto (la cosa più vicina a un royal wedding che possa capitare in Italia) e una partnership apparentemente solida. Da soli, erano due celebrità. Insieme, un brand: i Ferragnez. Il prodotto venduto al pubblico non era altro che la loro vita, raccontata sui social e in un documentario senza censurare nulla (o almeno così pensavamo): dalle gravidanze alla malattia di Fedez, dall’operazione alla terapia di coppia. Litigi inclusi, famiglie allargate comprese. Una variante nostrana dei Kardashian, che comunque tra scandali, divorzi e drammi di ogni tipo reggono botta in televisione da vent’anni, e se la cavano ancora piuttosto bene. Ma questa è un’altra storia.

La chiusura dei negozi e i licenziamenti

A questo punto della vicenda, Chiara Ferragni è passata da eroina nazionale – mamma, moglie, imprenditrice e it girl – a nemico pubblico numero uno. Alle Fashion Week non si vede più, sui red carpet nemmeno. Difende il suo regno – i social – raccontando una storia di vulnerabilità, accettazione di sé e amore per la famiglia. Ma i conti di Fenice Srl, la società che gestisce i marchi della Ferragni, sono disastrosi, e non lasciano altra scelta che ridimensionare e licenziare. Il fatturato è in caduta libera e, tra maggio e agosto 2024 l’imprenditrice è costretta a chiudere i negozi del suo brand a Milano e a Roma. Tutti hanno qualcosa da dire sulla vicenda Balocco, o sulla fine del matrimonio. Del resto, tutti hanno avuto un affaccio privilegiato sulla sua vita per anni. Lo stesso meccanismo che le ha permesso di costruire un business e diventare un caso di studio, ora la sta affondando. L’occhio del pubblico è un animale sempre affamato, e raramente giusto, comprensivo o imparziale. Sui social, Chiara Ferragni è radioattiva: valanghe di commenti negativi ogni volta che posta una foto, tagga un albergo o un brand.

La crisi d’immagine sui social

Viene da chiedersi se la reazione del pubblico sia solo una risposta alla vicenda giudiziaria, o se il processo abbia fatto deflagrare un sentimento più profondo, un’antipatia a lungo covata. Il pregiudizio radicato di chi ha sempre pensato che Chiara Ferragni – donna, giovane, bella e fortunata – ce l’abbia fatta senza meriti né talenti e alla fine era solo giusto che la vita le presentasse il conto. Nell’acrimonia dei commenti è facile leggere un senso di rivalsa, di presunta superiorità morale di chi colpisce più forte l’albero che cade. Senza la vicenda del Pandoro-gate, dove sarebbe oggi? La carriera di influencer sarebbe comunque entrata in crisi, per un motivo o per un altro? Avrebbe commesso altri errori, o sarebbe semplicemente finito il suo tempo? Le persone si sarebbero stancate di quella vita perfetta, tutta sorrisi, fit-check e positività? Quando intrecci la tua vita privata con la tua professione, senza soluzione di continuità, cosa puoi salvare nel crollo dell’una o dell’altra?

Il ritorno sulla scena con Rivoluzione Romantica

Nel 2025, Chiara Ferragni prova a rimettere insieme i pezzi della sua carriera. Se ce l’ha fatta una volta partendo da un blog, forse può farlo di nuovo. Sottoscrive un aumento di capitale di 6,4 milioni di euro di Fenice Srl per salvare l’azienda dal fallimento e cambia strategia: si vende solo online, principalmente all’estero. È il momento giusto per un rebrand: a settembre lancia Rivoluzione Romantica, un progetto che punta a un pubblico più giovane giocando sull’ironia disincantata del “cuore spezzato” (ormai ne sa qualcosa) e sul ruolo della “sottona”, che farebbe di tutto per amore. Arrivano le felpe, le t-shirt, perfino la candela It’s gonna be incredible, ma senza i sold out in tempo record di un tempo.

E oggi? Il ritorno alle sfilate, seppur timido, c’è stato. Eventi, collaborazioni e partnership ora si svolgono soprattutto all’estero, nei mercati in cui la vicenda giudiziaria si è sentita meno. Le ultime apparizioni in copertina, non a caso, sono su Cosmopolitan Spagna, Marie Claire Mexico e Harper’s Bazaar Turkey. I numeri sui social sono ben lontani da quelli di un tempo: per capirlo non bisogna guardare i follower, ma l’engagement, cioé la somma di like, interazioni ai post e commenti, crollate insieme al valore commerciale del profilo.

Il faticoso tentativo di riscatto dell’imprenditrice è stato gravato dal processo sullo sfondo, che coinvolge anche l’ex manager Fabio Maria Damato e il presidente di Cerealitalia Francesco Cannillo. Lo scorso novembre la Procura di Milano ha chiesto per l’imprenditrice una condanna a 1 anno e 8 mesi per truffa aggravata, tenendo conto della scelta del rito abbreviato che prevede uno sconto di pena. Oggi arriva la sentenza, che pone la vera domanda per il futuro: il successo di Chiara Ferragni è stato vendere Chiara Ferragni. Un’aspirazione, uno stile di vita glitterato con un vago sentore di empowerment. Ma adesso, qualcuno vorrà ancora comprarlo?

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