Farsa tedofori, niente stage per Gattuso e altre amenità: ma il ministro dello Sport Abodi cosa fa nel frattempo?
Andrea Abodi, ministro per lo Sport e i giovani, non viene dal nulla. A differenza di diversi signori della politica, compresa la premier Giorgia Meloni, possiede una laurea – in economia e commercio alla Luiss di Roma -, si è specializzato nella gestione industriale dello sport, dal 1987 al 1994 è stato direttore marketing della filiale italiana della multinazionale statunitense IMG – International Management Group -, è stato nel 1994 co-fondatore di Media Partners Group, dal 2002 al 2008 è stato consigliere di amministrazione per CONI Servizi, dal 2010 al 2017 è stato presidente della Lega di calcio di Serie B, nel 2017 fu nominato presidente dell’istituto per il credito sportivo e dal 22 ottobre 2022 fa parte dell’attuale governo di centro-destra. Rispetto a diversi personaggi, capaci di passare con disinvoltura da un partito all’altro, pur essendo indipendente, è sempre rimasto fedele alle due idee: non ha mai nascosto le sue simpatie per la destra e per le sue icone storiche. Abodi conosce bene la materia. Non è approdato allo sport per ripiego o convenienza. Ed essendo romano, dovrebbe conoscere bene la politica, definita una volta, dal novantottenne Rino Formica, ex peso massimo del partito socialista, “sangue e merda”.
Eppure, sarà un caso, ma da quando fa il ministro, Abodi ne azzecca poche. Di più: è spesso sorpreso dagli eventi, balbetta nella comunicazione, si vede passare sopra la testa treni inaspettati – ma di questo dovrebbe chiedere qualcosa a Matteo Salvini, ministro dei Traporti -. Negli ultimi sette mesi, per circoscrivere la narrazione, Abodi ha regalato tre perle. La prima risale al trionfo di Jannik Sinner a Wimbledon. Nessun italiano aveva vinto il torneo di tennis più famoso del mondo, inaugurato nel 1877 e con 137 edizioni consegnate agli archivi. Il 13 luglio 2025, quando Sinner sconfisse Carlos Alcaraz 4-6, 6-4, 6-4, 6-4, Abodi non era a Londra, ma dal divano, piazzò una volée: “Anche un ministro ha bisogno di stare in famiglia”. Diritto sacrosanto, ma quando ti occupi di sport e resti a casa in un giorno storico come quello del primo successo italiano a Wimbledon, viene da dire che forse è meglio che ti occupi di altro. Anche perché, si sa, i giorni consacrati allo sport sono il sabato e la domenica.
Il 2025 ricco di medaglie – nel quale il ministero ha un peso vicino allo zero – ha lasciato scivolare in secondo piano il movimentismo di Abodi, tranne il tenue ricordo delle elezioni del Coni in cui spinse per un candidato (Luca Pancalli), ma vinse un altro (Luciano Bonfiglio), facendo infuriare il potentissimo sottosegretario Giovanbattista Fazzolari e la stessa Meloni. Il tempo, si dice, è galantuomo, ma il 2026 non è cominciato benissimo per Abodi. Nel giro di poche ore, sono esplose un paio di questioni. La prima riguarda i tedofori dell’olimpiade di Milano-Cortina, con l’esclusione di un esercito di medagliati degli sport invernali. Al posto dei vari Gros, Fauner, Maurilio De Zolt, Gabriella Paruzzi etc, un esercito di persone raccomandate dagli sponsor, uomini gatto – perché non anche l’Uomo ragno? -, persino uno squalificato per doping. Il primo responsabile di questa “dimenticanza” è la Fondazione Milano-Cortina, che si è detta “dispiaciuta per l’accaduto”. Ma Abodi, ovvero il numero uno dello sport italiano, non dovrebbe essere in prima linea in un evento come quello dell’Olimpiade organizzata in Italia? Lui, bontà sua, vuole spiegazioni. Ecco le sue dichiarazioni: “Ho già chiesto informazioni a Milano Cortina e al Coni per capire quali siano stati i criteri di selezione. In linea di principio, è evidente che le leggende dello sport, chi ha fatto la storia, dovrebbe essere tenuto in assoluta e grandissima considerazione. Sono rimasto anche io un po’ spiazzato perché di fronte a un fenomeno meraviglioso come quello della fiaccola tra 10.001 tedofori, la platea degli olimpionici dovrebbe essere un’avanguardia”. Abodi è spiazzato, ma di fronte a queste parole, siamo spiazzati anche noi: a che serve un ministro dello sport se non si occupa di Milano-Cortina?
La seconda questione riguarda gli stage della nazionale di calcio a febbraio: saltati, come si temeva. Qui, oggettivamente, il potere di un ministro si riduce. Comanda la Lega calcio, che gestisce il calendario ed è preoccupata in primis nel rispettare gli accordi con le televisioni per il palinsesto di anticipi e posticipi. La federazione è direttamente coinvolta, in quanto responsabile delle nazionali, ma il presidente Gabriele Gravina, con l’Italia costretta ad affrontare per la terza volta di playoff – la seconda durante il suo mandato – e la coscienza non proprio immacolata, ha ordinato il silenzio sulla vicenda, ct Gennaro Gattuso compreso. Non saranno sicuramente due giorni di lavoro a Coverciano o meno a orientare il destino dell’Italia nei playoff (Irlanda del Nord in semifinale il 26 marzo a Bergamo, il 31 marzo eventuale finale con una tra Galles e Bosnia), ma concedere questo benedetto stage a Gattuso avrebbe avuto il senso di un segnale, soprattutto per dimostrare che, in un momento così delicato per il calcio italiano, ognuno prova a svolgere la sua parte (ma è sicuramente più facile, eventualmente, salire sul carro dei vincitori). Viene da chiedersi che cosa abbia fatto Abodi in tutto questo. In fondo, non c’era da sacrificare una domenica di sacro riposo in famiglia: bastava mettersi al telefono, anche dal divano di casa, per spingere gli attori di questa commedia a trovare una soluzione.
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