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Giro di vite di Valditara: basta zone franche, metal detector nelle scuole a rischio. E stop ai pregiudizi di sinistra per cui è tutto repressione

Fermezza istituzionale, difesa dei valori e critica al permissivismo del passato. Ma anche l’introduzione di norme ad hoc e provvedimenti concreti che «colpiscano chi usa la violenza. Che difendano i cittadini dalle aggressioni dei violenti. E che ristabiliscano dei principi basilari in una società». Il tutto senza tralasciare di invitare la «sinistra ad abbandonare questi 50 anni di vecchi pregiudizi per cui è tutto repressione. Quindi il divieto è repressione. La sanzione è repressione… Per tanti anni abbiamo sentito ripetere “vietato vietare”. Il no era demonizzato, i doveri marginalizzati in una società che ci ha abituato a coltivare soltanto diritti».

Non ci gira intorno il ministro Valditara intervenendo ieri a Quattro di sera Weekend su Rete 4, dopo l’omicidio del giovane Abanoub. E tra un annuncio e un richiamo allude chiaramente alla necessità di una “rivoluzione culturale” che superi «cinquant’anni di pregiudizi della sinistra che hanno distrutto il senso dell’autorità».

Valditara: «Basta zone franche, metal detector nelle scuole a rischio»

Si riparte da La Spezia: da quel corridoio di un istituto superiore della città trasformato in una scena del crimine. Dalla vita di un diciottenne, Abanoub Youssef, spezzata dalla mano di un coetaneo e compagno di scuola, Zouhair Atif. Perché la tragedia dell’Einaudi-Chiodo di La Spezia non è solo un dramma locale, ma il sintomo di un’emergenza che governo e Ministero dell’Istruzione e del Merito intendono affrontare senza tentennamenti. A partire da oggi quando, a quanto apprende l’Adnkronos, Valditara sarà presente al vertice in prefettura della città ligure, convocato dopo l’omicidio del 18enne.

Un incontro che il sindaco di La Spezia, Pierluigi Peracchini ha annunciato come finalizzato anche a «capire come gestire questa situazione in vista della riapertura della scuola lunedì».

La scuola deve tornare a essere un luogo sicuro

E sull’intera vicenda e sui suoi risvolti politico-istituzionali, il ministro (e non solo in tv) traccia una linea netta: la scuola deve tornare a essere un luogo sicuro. Un presidio di legalità dove la violenza è bandita senza se e senza ma. Allora, davanti all’orrore di un’arma bianca portata in tasca e sfoderata in classe, Valditara non ricorre al politichese, e durante l’intervista a 4 di Sera Weekend, asserisce netto: «Voglio innanzitutto trasmettere la mia vicinanza ai genitori del ragazzo ucciso e la mia vicinanza anche alla scuola, a tutte le componenti: dagli studenti, ai docenti, ai presidi. Ho sentito in queste ore la preside ed era molto scossa».

Valditara, non solo metal detector: ma una vera e propria “rivoluzione culturale

Poi, andando alla radice del problema, fa riferimento a una misura pragmatica che possa impedire radicalmente che i giovani circolino armati tra i banchi. «Quello che noi possiamo e dobbiamo fare, a mio avviso, in quelle scuole, diciamo, di maggior rischio, dove vi sono delle problematiche, è consentire al preside di installare, magari d’intesa con il prefetto, dei metal detector». Del resto, parallelamente all’aspetto preventivo, è già scattata la macchina dei controlli: su impulso dello stesso titolare del dicastero di Viale Trastevere, l’Ufficio scolastico regionale della Liguria ha disposto un’ispezione immediata all’interno dell’istituto per accertare eventuali falle e dinamiche pregresse.

Decreto Sicurezza, Valditara: «Le norme colpiscono chi usa violenza»

Già, il pregresso. Un lascito dei precedenti governi di sinistra che ora induce l’esecutivo in carica a formulare una risposta nell’emergenza che non può essere solo tecnologica o repressiva. Non a caso, allora, Valditara punta il dito contro il deserto educativo lasciato in eredità da decenni di ideologia permissiva. Un punto di partenza che porta il ministro a dire: «Noi vogliamo introdurre delle norme che colpiscono chi usa la violenza, che difendono i cittadini dalle aggressioni dei violenti e che ristabiliscono dei principi basilari in una società».

Sottolineando nelle more: «Inviterei la sinistra ad abbandonare questi 50 anni di vecchi pregiudizi per cui è tutto repressione. Quindi il divieto è repressione, la sanzione è repressione. Abbiamo sentito dire per tanti anni “vietato vietare”. Il no era demonizzato, i doveri venivano marginalizzati, in una società che ci ha abituato a coltivare soltanto diritti», ha sentenziato Valditara commentando in tv la tragedia di La Spezia e le norme del nuovo pacchetto sicurezza al netto delle critiche dalla sinistra.

Valditara: la scuola ripristini il senso dell’autorità

Per il ministro, infatti, il degrado che porta un ragazzo a impugnare un coltello contro un compagno nasce anche dal crollo del senso dell’autorità e del rispetto verso le istituzioni. Una «devastazione valoriale» che il governo intende invertire attraverso una vera e propria «rivoluzione culturale». Come? «Innanzitutto impedendo radicalmente che i giovani usino le armi. Poi, insistendo molto sulla responsabilità. Sulla maturità. Su una scuola che ti aiuti ad affrontare i problemi. Una scuola che ripristini il senso dell’autorità, il rispetto verso l’autorità, un altro dei valori che sono stati devastati negli ultimi 50 anni. Se noi non facciamo una vera e propria rivoluzione culturale rischiamo che il coltello non si porti più a scuola, ma comunque si porti altrove».

Ed ecco spiegato con cristallina chiarezza come e perché le nuove norme del decreto sicurezza si inseriscono in una visione secondo la quale ristabilire il principio per cui chi usa la violenza deve risponderne. Non si tratta di “Stato di polizia”, come suggerito dalle solite narrazioni progressiste. Ma di difesa dei cittadini e dei ragazzi perbene. Una sfida complessa, articolata su più fronti, che porti sempre e comunque a restituire alla scuola la sua missione di educazione alla maturità e al limite.

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